TRAUMATISMI DA GUERRA
un mondo in guerra - chi combatte e dove - le vere cause delle guerre
le spese militari - pappagalli verdi - gino strada - emergency - i conflitti nel mondo

UN MONDO IN GUERRA

La storia del mondo è costellata di guerre. Ancora oggi il mondo non è in pace, anzi è caratterizzato dal continuo rinascere di conflitti: vi sono contese territoriali, come quella fra Unione Indiana e Pakistan; vi sono tensioni religiose come in Algeria; vi sono scontri etnici come quelli tra i popoli dell’Africa nera; vi sono conflitti per l’indipendenza nazionale come quelli nei Balcani in Europa o quello indonesiano o quello palestinese.
Ma esiste un elemento che dovunque e sempre è in grado di scatenare sanguinosi conflitti: la disuguale distribuzione delle ricchezze tra i popoli, che penalizza i Paesi prevalentemente agricoli e arretrati delle fasce tropicali ed equatoriali.
Ogni anno, quindi, veniamo tristemente colpiti dalle notizie e dalle immagini di guerra: e, purtroppo, queste guerre sempre più spesso coinvolgono non solo gli eserciti, ma anche le popolazioni civili.

 

CHI COMBATTE E DOVE

Aceh

La regione del Nord di Sumatra combatte per l'indipendenza dall'Indonesia dal 1976. I morti sarebbero 50 mila.

Afghanistan

Dopo la cacciata del regime dei Talebani, l'Alleanza del Nord governa, ma la guerra non è cessata. Truppe internazionali.

Algeria

Le prime elezioni, nel '92, hanno visto vincere il partito islamico. E' seguito un golpe militare. Da allora, 100 mila morti.

Angola

Guerra civile dal '75. Alla base il controllo delle miniere di diamanti e dei giacimenti marini di petrolio. Un milione di morti.

Burundi

Dal 1962 guerra tribale tra Hutu e Tutsi, ottocentomila morti con punte di crisi nel 1972, 1993, 1996.

Cecenia

Indipendente dal 1991 è stata rioccupata dalla Russia nel 1994, interessi cruciali, petrolio e gas. Centomila i morti.

Colombia

Da 38 anni il governo si difende dagli attacchi della guerriglia del Farc. Sequestri e massacri da entrambe le parti.

Congo

Una guerra civile che coinvolge cinque stati: Ruanda, Uganda, Angola, Namibia, Zimbawe. Tre milioni di morti dal '97.

Costa D'Avorio

Dal 19 settembre 2002 violenti combattimenti nella capitale, ministri uccisi. Metà del Paese è in mano ai militari.

Eritrea-Etiopia

Dopo trent'ani di guerra e 40 mila morti l'Eritrea è indipendente dal '93. C'è tregua ma la tensione continua.

Filippine

Dal 1971 il Sud del Paese, musulmano, è in guerra con il governo di Manila. I morti fino a oggi sono 150 mila.

Georgia

Dopo l'indipendenza dall'Urss, 1991, è iniziata una guerra interna: la regione dell'Abkhazia vuole separarsi. Centinaia di morti.

India

Il conflitto con il Pakistan per il controllo del Kashmir non è il solo: molte regioni del Nord, musulmane, combattono per l'autonomia.

Kurdistan

Trenta milioni di persone senza Stato divisi tra Iraq, Iran, Turchia. Una guerra che ha causato 150 mila morti.

Liberia

Dal luglio 2000 è ricominciata la guerra di liberazione contro il regime militare di Charles Taylor. Dal 1989, 250 mila morti.

Macedonia

La regione, dal 2001, vede scontri tra il governo e l'Uck filo-albanese che vuole l'annessione di alcune zone al Kosovo.

Nepal

Conflitto, dal '96, tra il partito maoista e la monarchia regnante. Guerriglia urbana, rapimenti e almeno 1800 morti.

Nigeria

Odi tribali e religiosi sono esplosi nel febbraio 2000 con massacri tra musulmani e cristiani. A Nord vige la legge islamica.

Paese Basco

Un conflitto secolare, acuito sotto il franchismo. I guerriglieri dell'Eta continuano a compiere attentati.

Senegal

I guerriglieri del Sud vogliono l'indipendenza. Conflitto armato con migliaia di morti e atrocità sui civili.

Sierra Leone

Dal 1991 si combatte la guerra per il controllo delle miniere di diamanti. Trentamila persone mutilate, 100 mila morti.

Sri Lanka

I Tamil del Nord vogliono separarsi, 70 mila morti e ottocentomila profughi in una guerra tra indù e buddisti.

Sudan

Guerra civile tra la maggioranza musulmana e i cristiani del Sud: un milione e mezzo di morti. Vero obiettivo, il petrolio.

Uganda

Il Nord del paese è dagli anni Ottanta teatro di un conflitto tra governo e tre gruppi di ribelli appoggiati dal Sudan: 10 mila morti.

 

LE VERE CAUSE DELLE GUERRE

Afghanistan

smeraldi, oppio e petrolio

Angola

petrolio e diamanti

Myanmar

legno, stagno, oppio, gemme

Colombia

coca, oro, petrolio

Congo

petrolio

Indonesia

gas

Liberia

legno, diamanti

 

LE SPESE MILITARI

In un anno, la spesa militare di tutti i Paesi della terra è enorme: 800 miliardi di dollari. Ci sono paesi, come il Pakistan o la Siria, che spendono più per le armi che per la salute e l’istruzione delle proprie popolazioni. Gli Stati Uniti sono il maggior Paese esportatore di armi, tuttavia anche Germania, Cina, Giappone, Francia e Italia vendono molte armi. Tra tutte le armi, le mine sono tra le più insidiose: 70 persone in media ogni giorno muoiono a causa loro. Più di 110 milioni sono nei magazzini dei produttori in attesa di essere vendute. Sovente, l’azione di bonifica del territorio è un grande affare economico: produrre una mina costa da 3 a 75 dollari; disattivarne una già collocata, costa molto di più, da 300 a 1000 dollari.

 

 

PAPPAGALLI VERDI

Il bambino si chiamava Khalil e aveva il volto e le mani, o quel che ne restava, coperti da abbondanti fasciature. "E’ stato ferito da una mina giocattolo, quelle che i russi tirano sui nostri villaggi" disse Mubarak, l’infermiere. …Guarda, questo è un pezzo di mina giocattolo, l’hanno raccolto sul luogo dell’esplosione. I nostri vecchi le chiamano pappagalli verdi…" e si mette a disegnare la forma della mina: dieci centimetri in tutto, due ali con al centro un piccolo cilindro. Sembra una farfalla più che un pappagallo.
…La forma della mina, con le due ali laterali, serve a farla volteggiare meglio. In altre parole, non cadono a picco quando vengono rilasciate dagli elicotteri, si comportano proprio come i volantini, si sparpagliano qua e là su un territorio molto più vasto.
…La mina non scoppia subito, spesso non si attiva se la si calpesta. Ci vuole un po’ di tempo – funziona, come dicono i manuali, per accumulo eccessivo di pressione. Bisogna prenderla, maneggiarla ripetutamente, schiacciarne le ali. Chi la raccoglie, insomma, può portarsela a casa, mostrarla nel cortile agli amici incuriositi, che se la passano di mano in mano, ci giocano. Poi esploderà. E qualcun altro farà la fine di Khalil.

Da "Pappagalli verdi" di Gino Strada

CHI E' GINO STRADA?
Gino Strada è chirurgo di guerra ed è uno dei fondatori di EMERGENCY. Da oltre dieci anni è impegnato in prima linea: ha lavorato in Afghanistan, Perù, Bosnia, Gibuti, Somalia, Etiopia e, nel periodo più recente nel Nord Iraq e in Cambogia.

 

CHE COS'E' EMERGENCY?

Emergency è un’associazione umanitaria senza scopo di lucro, il cui obiettivo è fornire assistenza alle vittime civili dei conflitti, ai feriti e a tutti coloro che soffrono altre conseguenze delle guerre quali fame, malnutrizione o assistenza di cure mediche. Nei conflitti di oggi, infatti, più del 90% delle vittime sono civili. Migliaia di donne, di bambini, di uomini inermi sono uccisi ogni anno nel mondo. Molti di più sono i feriti e i mutilati. Emergency nasce nel 1994 a Milano per portare soccorso a queste vittime. Personale medico e tecnici con matura esperienza di lavoro in situazioni di emergenza si sono uniti per garantire assistenza medica, chirurgica e riabilitazione nelle zone di guerra.
Tra gli obiettivi di Emergency è anche la promozione e la diffusione di una cultura di pace e solidarietà. Emergency è un’organizzazione italiana privata, indipendente dalla politica dei differenti Stati e Governi. E’ aperta senza alcuna discriminazione politica, ideologica o religiosa a tutti coloro che ne condividono i principi e gli obiettivi e ne sostengono le attività umanitarie.
Emergency presta assistenza chirurgica specializzata alle vittime della guerra e delle mine antiuomo, intervenendo durante il conflitto o nell’immediato periodo post-bellico.
Emergency decide i suoi interventi basandosi su due criteri di selezione dei Paesi: l’effettivo bisogno della popolazione di assistenza medico-chirurgica specializzata e la scarsità o la mancanza di altri interventi umanitari analoghi nel Paese. Questi sono i motivi che hanno portato Emergency nel nord dell’Iraq (Kurdistan), in Cambogia, Afghanistan e Sierra Leone, dove sono stati allestiti centri chirurgici e di riabilitazione.

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