ASIA
agricoltura - materie prime - industria - sottoalimentazione - i conflitti
istruzione - ragazzi in vendita - lavoro minorile
bophal - la normativa ambientale - abc - malattie

le nostre riflessioni

AGRICOLTURA

Nelle regioni boreali e centrali l’utilizzo delle risorse continua ad avere per lo più un carattere estensivo: allevamento nomade, caccia, pesca, agricoltura tradizionale.
Al contrario gran parte dell’Asia monsonica, grazie alla sua grande fertilità, ha favorito da millenni lo sviluppo di un’agricoltura intensiva, compromessa solo dal ripetersi dalle siccità e delle inondazioni.
L’influsso europeo ha però largamente modificato le condizioni del settore agricolo: per esempio, ha imposto la

 diffusione dell’irrigazione e dell’aridocoltura coltivazione senza

Risaie in kerala

irrigazione), (effettuata dai russi nei territori semi-aridi dell’Asia centrale, come pure le piantagioni di caucciù, tè, semi oleosi, ecc. negli ex possedimenti coloniali europei dell’India, dell’Indocina e dell’Indonesia. Oggi l’Asia fornisce più del 90% del raccolto mondiale per il riso, il 30% per il frumento, il 25% per il granoturco. Essa dà in media la metà della produzione mondiale di olio di arachide, di sesamo, di palma; possiede la metà dei suini di tutto il mondo e un terzo sia degli ovini sia dei bovini, senza tenere conto dei bufali; raggiunge i due quinti della pesca marittima mondiale.

MATERIE PRIME

Dal punto di vista delle fonti di energia, l’Asia partecipa per più di un terzo all’estrazione mondiale del petrolio e del carbone. Per i minerali metallici essa ha il primato mondiale per lo stagno; altri minerali apprezzabili sono il tungsteno, il cromo e l’antimonio.

INDUSTRIA

La grande industria moderna è sviluppata solo in alcune regioni, rappresentate - oltre che dal Giappone - dalla parte settentrionale della Cina, dalla Corea del sud, dalla valle del Gange (India), della Siberia occidentale, da Taiwan, Singapore, Hong Kong. Nei Paesi produttori di petrolio essa è limitata al settore petrolchimico ed è ancora insufficientemente coordinata. In ogni modo molti Paesi asiatici sono ancora lontani dal poter soddisfare completamente il loro fabbisogno interno, anzitutto sotto l’aspetto dell’alimentazione.

SOTTOALIMENTAZIONE

Nonostante una tale abbondanza di risorse, la grande maggioranza delle persone sottoalimentate, infatti, vive in Asia e nel Pacifico. Questa regione, nella quale abita circa il 70% della popolazione totale dei Paesi in via di sviluppo, comprende circa 2/3 delle persone sottoalimentate (526 milioni). L’India, da sola, ne conta 204 milioni e la subregione dell’Asia del Sud conta, circa, più di un terzo del totale mondiale (526 milioni). Un altro 30% (240 milioni) vive nell’Asia del Sud Est e dell’Est, sono in Cina, 1,2 miliardi di abitanti, più di 164 milioni di persone sono sottoalimentate.

Una strada di Bombay.

La vita su un marciapiede, per molte famiglie povere (soprattutto di caste basse o intoccabili), spesso prive di alloggio, è un fenomeno che caratterizza le città indiane.

 

DOVE VIVONO I PIU' POVERI

PAESI ARABI

1%

AFRICA SUD-SAHARIANA

17%

ASIA MERIDIONALE

39%

AMERICA LATINA E CARAIBI

9%

ASIA ORIENTALE E PACIFICO

34%

 

Stato

Tasso di crescita annuale (%)*

Tasso di natalità (per 1000)

Tasso di mortalità (per 1000)

Speranza di vita M

Speranza di vita F

Afghanistan

7,4

43,0

18,0

46

45

Arabia Saudita

2,6

34,3

4,2

70

73

Armenia

0,5

13,3

7,5

67

74

Azerbaigian

0,8

19,2

6,6

67

75

Bahrein

3,6

21,0

3,6

71

75

Bangladesh

1,9

26,8

12,2

58

58

Bhutan

2,3

41,3

13,9

51

53

Brunei

2,7

23,3

3,0

73

78

Cambogia

2,8

43,0

15,0

52

55

Cina

1,1

16,2

7,1

68

72

Corea del Nord

1,8

22,5

5,3

69

75

Corea del Sud

0,9

15,1

6,4

69

76

Emirati Arabi Uniti

5,1

18,7

2,9

74

77

Filippine

2,3

28,7

5,8

66

70

Georgia

-0,3

9,9

6,4

69

77

Giappone

0,3

9,5

7,4

76

83

Giordania

3,7

32,9

3,0

64

70

India

1,7

25,9

9,6

59

60

Indonesia

1,6

22,4

7,9

63

66

Iran

1,9

33,7

6,6

66

69

Iraq

3,8

34,1

9,8

57

60

Israele

2,4

21,2

6,0

75

79

Kazakistan

-0,5

16,7

10,2

63

73

Kirghizistan

0,4

26,0

8,2

64

73

Kuwait

4,9

24,3

2,2

74

79

Laos

2,9

44,3

13,7

51

54

Libano

2,0

24,9

4,3

73

78

Malaysia

2,8

25,6

4,8

70

74

Maldive

3,0

41,8

7,6

65

63

Mongolia

1,6

22,0

7,6

60

64

Myanmar

1,9

27,4

9,9

58

62

Nepal

2,7

36,6

11,2

57

57

Oman

3,7

43,7

4,8

68

72

Pakistan

2,7

36,4

7,9

63

65

Qatar

1,6

19,9

3,4

69

74

Russia

-0,2

9,3

15,0

58

72

Singapore

1,9

16,0

5,1

74

79

Siria

3,0

40,0

6,0

68

71

Sri Lanka

1,4

17,9

5,9

71

75

Tagikistan

1,7

28,2

7,0

66

72

Taiwan

0,9

15,0

6,0

74

79

Thailandia

1,1

17,8

7,4

67

72

Turchia

1,7

22,3

5,5

70

74

Turkmenistan

3,1

33,0

7,0

61

69

Uzbekistan

2,0

33,0

6,0

65

72

Vietnam

1,7

25,6

7,0

66

69

Yemen

3,7

47,7

10,4

57

58

* Nel tasso di crescita annuale si considerano oltre ai tassi naturali (natalità e mortalità) anche quelli migratori.

I CONFLITTI DELL’ASIA

L’Asia è stata teatro di sanguinosi conflitti dovuti a diversi fattori: il processo di decolonizzazione, le rivalità economiche, sociali e religiose tra i vari Paesi, gli interessi delle potenze occidentali (Afghanistan e Russia, Iraq e Iran, guerra del Golfo, Pakistan e India, Azerbaigian e Armenia). Il colonialismo ha causato l’arretratezza di questi paesi (Cambogia, Laos, Birmania) che figurano come paesi del Terzo Mondo.

In generale, al raggiungimento

Un'immagine emblematica

dell’indipendenza non ha fatto seguito il definitivo sottrarsi di questi stati all’influenza straniera e al neocolonialismo. Infatti, mentre da una parte le multinazionali intervengono decentrando nei paesi più poveri alcune produzioni, soprattutto per sfruttare il costo minimo della manodopera locale, dall’altra intere aree geografiche intrattengono stretti legami economici, politici e militari con gli stati più potenti. Anche nell’Asia occidentale l’ingerenza straniera si è fatta pesantemente sentire, sia nell’intervento militare di stampo coloniale (in Afghanistan, da parte dell’URSS), sia nella risoluzione di conflitti locali, come quello tra Iraq e Iran e, in modo ancor più incisivo, quello tra Iraq e Kuwait (guerra del Golfo), creando i presupposti per un rafforzamento del controllo dell’economia dei paesi della zona, forti produttori di petrolio.


ISTRUZIONE - SANITA' - GUERRA

Molti stati asiatici affermano di non avere risorse per assicurare le necessarie infrastrutture educative. Eppure basta citare alcuni esempi: il Pakistan destina solo il 2% del suo bilancio a istruzione e sanità e quasi il 40% agli armamenti e alla difesa. L’India destina meno del 3% del suo bilancio all’istruzione e una percentuale di gran lunga superiore alla difesa. Entrambi i Paesi destinano enormi risorse allo sviluppo delle armi nucleari.

RAGAZZI IN VENDITA
IL CASI DEL PAKISTAN

A più di mezzo secolo dalla Dichiarazione Internazionale dei Diritti dell’Uomo, la metà della popolazione mondiale soffre ancora di tragiche violazioni dei diritti umani. (Non esistono cifre precise di queste trasgressioni). In Pakistan la situazione già grave sta oggi peggiorando. Qui vengono commerciate 200 mila donne bengalesi. Costano tra gli 800 e 2000 dollari a seconda della bellezza, della salute, della verginità: in media hanno 15 anni. Il Bangladesh è ancora più povero del Pakistan e fame, arretratezza, analfabetismo vanno di pari passo con un’alta natalità, per questo nelle famiglie di 8-10 persone i genitori vendono volentieri una figlia a lestofanti che favoleggiano di ottimi guadagni altrove. A piedi per chilometri, le adolescenti espatriano di notte illegalmente, complici le forze dell’ordine. Poi stipate su camion attraversano la campagna indiana fino al confine col Pakistan, infine vengono vendute all’asta. Il calvario non cambia nel caso delle giovani pakistane smerciate in Medio Oriente, delle nepalesi destinate al mercato indiano, delle singalesi dirette in Giappone: il vizio di acquistare carne umana in saldo, da un paese più disagiato, è epidemico in Asia.

Nella tratta cadono anche i bambini maschi. Nella desolazione dei latifondi agricoli pakistani bambini vengono rapiti o acquistati per essere contrabbandati nei Paesi del Golfo come fantini nelle gare dei cammelli (uno svago tradizionale degli arabi benestanti). Un tempo le carovane portavano con sé schiavi che, suonando un tipo particolare di musica, l’hudi, stimolavano i cammelli e li montavano durante le competizioni.

Manodopera infantile nel trasporto dell’immondizia e, sotto, nell’industria dei mattoni. Da Il Venerdì di Repubblica

Oggi che la schiavitù è ufficialmente vietata e che i fantini adulti sono diventati sempre più corruttibili dagli avversari, nelle corse dei cammelli si usano i bambini. Piccoli tra i 2 e i 7 anni, legati con delle cinghie alla gobba dell’animale e lanciati a 60 Km/h, alcuni di loro cadono e vengono travolti, altri muoiono di paura o sfinimenti, altri sono destinati a diventare, per i sobbalzi, sessualmente impotenti. Sono 19 mila i bambini contrabbandati dal Pakistan negli ultimi 3 anni.

Sono circa 8 milioni i bambini Pakistani che lavorano. Ovunque. Nelle industrie di mattoni (al ritmo di mille pezzi al giorno) e nella tintura dei tessuti: mestieri a rischio con una mortalità media sui 12 anni. E poi nelle officine, nei mobilifici, nei cantieri edili… La manodopera infantile è vietata dalla Costituzione, ma il governo stesso ha un centinaio di centri dove si addestrano e impiegano minori nella lavorazione dei tappeti per l’esportazione.

 LAVORO MINORILE E COMMERCIANTI EUROPEI

I commercianti europei sono i maggiori responsabili del lavoro minorile. Essi vanno ad acquistare i loro prodotti nei Paesi che applicano le peggiori pratiche occupazionali, perché vogliono fare grossi profitti e ottenere la merce al minore costo possibile. Ora i prezzi che sono disposti a pagare spesso costringono i produttori locali i Paesi come l’India, il Pakistan, le Filippine, il Nepal e molti altri ad abusare dei loro lavoratori e a impiegare i bambini. I produttori locali dicono di non poter fare altrimenti.

PICCOLI SCHIAVI

250 MILIONI DI BAMBINI SOTTO I 14 ANNI SONO SFRUTTATI COME LAVORATORI

63% DEI BIMBI SCHIAVI SI TROVA IN ASIA

60 MILIONI I BAMBINI SFRUTTATI IN INDIA

12 MILIONI IN
INDONESIA

5,5 MILIONI NEGLI
STATI UNITI

300.000 IN
ITALIA

A chi dobbiamo attribuire la responsabilità del lavoro minorile?

Neal Kearney

BOPHAL, 3 dicembre 1984

La peggiore catastrofe industriale della storia. Così viene ricordato il tragico incidente di Bophal (India) avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984. 7000 vittime nei primi 7 giorni e dalle 16000 alle 30000 nelle settimane successive, 500000 i feriti. Gli effetti sono subito devastanti: la nuvola di veleno brucia la bocca, la gola, scioglie i polmoni, acceca gli occhi uccidendo all’istante. Il vicino ospedale viene invaso da migliaia di vittime in condizioni disperate, ma nessuno sa come intervenire. La composizione del gas killer è nota solo agli ingegneri delle Union Carbide che sono gli unici a conoscere l’antidoto, ma questo si saprà solo a tragedia avvenuta.

Alcune vittime accecate dal gas siedono di fronte all’edificio della Union Carbide in attesa di essere trasferite negli ospedali

Interpellati d’urgenza dall’ufficiale sanitario, minimizzano la pericolosità del mic

(isocianato di metile) e consigliano semplicemente di proteggersi con una garza bagnata o… di respirare il meno possibile. Le responsabilità sono gravissime e ben presto chiare. Si può addirittura parlare di tragedia annunciata perché da tempo un giornalista di Bophal denunciava il progressivo smantellamento dei sistemi di sicurezza dell’impianto, totalmente disattivati al momento dell’incidente, per contenere le spese di un impianto ormai in perdita.
Ma come è potuto accadere quest’inferno? L’impianto di Bophal, costruito all’inizio degli anni ’80 era considerato un gioiello della tecnologia con modernissimi sistemi di sicurezza e i migliori tecnici della multinazionale a dirigerlo. Il suo unico scopo era la produzione del Sevin, brevetto della Union Carbide, l’erbicida che avrebbe dovuto finalmente mettere al sicuro tutta l’India dall’attacco degli insetti parassiti, preservando l’ambiente. Ma l’impianto era sovradimensionato e, a causa della siccità, le vendite non hanno rispettato le ambiziose previsioni del management americano; così sono arrivati i tagli al personale, all’addestramento e alla sicurezza. E il sogno è diventato incubo.

LA NORMATIVA AMBIENTALE
NEI PAESI ASIATICI

La gestione dei rifiuti pericolosi è un’importante questione mondiale e un significativo problema per la protezione ambientale, per troppo tempo gravemente trascurata, nella regione asiatica. Infatti, grandi aree di territorio sono tuttora utilizzate per lo smaltimento incontrollato dei rifiuti industriali.
Approssimativamente 600 milioni di tonnellate di rifiuti industriali, dei quali oltre il 30% sono rifiuti pericolosi, sono prodotti in Cina ogni anno. Il governo indiano stima in circa 50 milioni di tonnellate la produzione annuale di rifiuti pericolosi, l’80% dei quali subisce smaltimento incontrollato.
Le stime degli organismi internazionali, indicano che, in questi due paesi, oltre un miliardo di tonnellate di rifiuti pericolosi sono state impropriamente immagazzinate o smaltite negli ultimi anni, causando grave contaminazione del suolo e delle falde sotterranee, inquinando irreparabilmente grosse fette di territorio e danneggiando la salute delle popolazioni circostanti.
La gestione dei rifiuti tossici e nocivi è ancora ai suoi primi passi, inoltre le tecnologie di trattamento e smaltimento sono primitive e l’equipaggiamento è povero. Per quel che riguarda l’India, il governo cominciò a legiferare sull’ambiente negli anni ottanta, a seguito del disastro di Bophal.
Da quel momento questo settore normativo si è rapidamente sviluppato con l’istituzione di agenzie per monitorare l’adeguamento ambientale delle imprese alle leggi vigenti, anche se le aziende ottengono continuamente proroghe contro la chiusura, nel corso di processi decennali. C’è una generale riluttanza, infatti, a chiudere le fabbriche a causa delle conseguenze sociali e sull’occupazione che ciò comporterebbe.

ABC
Asian Brown Cloud (nuvola marrone asiatica)

Che cos’è?

I primi ad accorgersene furono gli astronauti americani, una decina di anni fa: dall’alto la coltre bruna si vedeva infatti distintamente. Un serio studio scientifico, però, è stato avviato solo nel 1996 nell’ambito dell’Indoex, una ricerca sulla circolazione dell’aria sull’oceano Indiano, terminata solo nel 1999.

Questi i risultati:

Quali le cause?

Quali le conseguenze?

Spazzare sotto il tappeto … La nuova coscienza dell’Occidente, non ha bloccato la produzione, ne’ l’ha resa più pulita: spesso, invece, l’ha semplicemente trasferita nel terzo mondo. Nei Paesi emergenti, infatti, le regole anti-inquinamento sono meno severe.

MALATTIE IN ASIA

ASIA DELL’ EST: CINA; COREA; GIAPPONE; HONG KONG; MACAO; MONGOLIA.

TRA LE MALATTIE: Malaria, Peste, Brucellosi(CINA); Febbre emorragica, Dengue, Encefalite giapponese, Febbre fluviale(COREA, GIAPPONE); Clonorchiasi, Distomatosi polmonare(CINA, GIAPPONE, MACAO, COREA, MONGOLIA); Schistosomiasi, Tracomi, Leptospirosi(CINA); Colera(COREA); Poliomielite(HONG KONG, MACAO, MONGOLIA); Epatite virale in tutta la regione.

ASIA SUD-ORIENTALE: BRUNEI DARUSALAM, CAMBOGIA, FILIPPINE, INDONESIA, LAOS, MALAYSIA, MIANMAR, SINGAPORE, THAILANDIA, VIETNAM.

TRA LE MALATTIE: Peste (MIANMAR, VIETNAM), Tifo delle foreste(GIAPPONE), Colera(CAMBOGIA, FILIPPINE, INDONESIA, LAOS, MALAYSIA, SINGAPORE, THAILANDIA, VIETNAM); Opistorchiasi(FILIPPINE, THAILANDIA); Meloidosi(MIANMA, BRUNEI, DARUSALAM); Tracoma(MIANMAR, INDONESIA, VIETNAM, THAILANDIA); Encefalite giapponese, Dengue, Malaria, Filariasi, Polionielite in tutta la regione.

ASIA CENTRO-SUD: AFGHANISTAN, BANGLADESH, BHUTAN, INDIA, IRAN, MALDIVE, NEPAL, PAKISTAN, SRI LANKA.

TRA LE MALATTIE: Malaria (TUTTA LA REGIONE); Filariosi (BANGLADESH, INDIA, SRI LANKA); Febbre da flebotomi(BANGLADESH, INDIA, NEPAL); Leishmaniosi cutanea (AFGHANISTAN, INDIA, IRAN, PAKISTAN); Febbre da zecche (AFGHANISTAN, INDIA, IRAN); Tifo(AFGHANISTAN, INDIA); Dracunculosi(INDIA,SRI LANKA); Brucellosi e Echinococcosi (AFGHANISTAN, BANGLADESH, BHUTAN, INDIA, IRAN, MALDIVE, NEPAL, PAKISTAN, SRI LANKA); Dengue(BANGLADES, INDIA, PAKISTAN, SRI LANKA); Tracoma(AFGHANISTAN,INDIA, IRAN, NEPAL, PAKISTAN); Encefalite giapponese(EST DELLA REGIONE); Poliomielite, Colera, Febbre tifoide, Epatite(TUTTA LA REGIONE)

ASIA SUD-OCCIDENTALE: ARABIA SAUDITA, BAHREIN, CIPRO, EMIRATI ARABI UNITI, GIORDANIA, IRAQ, ISRAELE, KUWAIT, LIBANO, OMAN, QATAR, MALATTIE: Tifo(IN TUTTA LA REGIONE); Leishmaniosi viscerale(IRAQ, ARABIA SAUDITA,SIRIA,TURCHIA,YEMEN); Echinoccocosi(IRAQ,YEMEN); Epatite virale(ARABIA SAUDITA, BAHERIN, CIPRO, GIORDANIA, IRAQ, ISRAELE, LIBANO, OMAN, QATAR, SIRIA, TURCHIA, YEMEN); Malaria(ARABIA SAUDITA, IRAQ,TURCHIA); Dracunculosi (ARABIA SAUDITA, BAHREIN, CIPRO, EMIRATI ARABI UNITI, GIORDANIA, IRAQ, ISRAELE, KUWAIT, LIBANO, OMAN, QATAR, SIRIA, TURCHIA, YEMEN); Brucellosi (ARABIA SAUDITA, BAHREIN, CIPRO, EMIRATI ARABI UNITI, GIORDANIA, IRAQ, ISRAELE, KUWAIT, LIBANO, OMAN, QATAR, SIRIA, TURCHIA, YEMEN); Echinoccocosi(ARABIA SAUDITA, BAHERIN, CIPRO, EMIRATI ARABI UNITI, GIORDANIA, IRAQ, ISRAELE, KUWAIT, LIBANO, OMAN, QATAR, SIRIA, TURCHIA, YEMEN); Schistosomiasi(IRAQ,SIRIA,YEMEN); Poliomielite, Tracoma, Rabbia(ARABIA SAUDITA, BAHERIN, EMIRATI ARABI UNITI, GIORDANIA, IRAQ, ISRAELE, KUWAIT, LIBANO, OMAN, QATAR, SIRIA).


 

SCUOLA MEDIA DI PIANGIPANE
CLASSE 3a D

LE NOSTRE RIFLESSIONI
IN ASIA OGGI…

Durante il laboratorio "Gli altri e noi" ci siamo occupati in particolare dell’Asia, scoprendone i vari problemi. Alcuni di questi ci hanno colpito in modo particolare. Innanzitutto i numerosi conflitti tra nazioni, causati probabilmente dalla convivenza di diverse razze e religioni.
Negli ultimi anni il tasso di mortalità si è molto ridotto e di conseguenza c’è una elevata sovrappopolazione che costituisce il più grave problema che i paesi dell’Asia sono chiamati a risolvere. Una simile situazione conduce inevitabilmente alla povertà e al sottosviluppo: in questo continente, quindi, sono presenti tutti i problemi del terzo e quarto mondo.
Diventa drammatica la necessità di sfamare tante persone e assicurare loro una casa, un’occupazione e decenti condizioni di vita.
Il 50% della popolazione, in Asia, escluso il Giappone, è analfabeta.
Inoltre, l’induismo prevede la suddivisione delle persone in caste: la più umile è quella degli intoccabili. Tali credenze religiose influenzano notevolmente la società: l’accettazione rassegnata della vita spinge molti a non fare niente per migliorare la propria condizione.
Data la scarsa igiene e prevenzione, la maggior parte delle persone è malata: abbiamo visto alti tassi di diffusione di malattie come l’AIDS, la tubercolosi, la malaria.
Don Paolo Pasini, che è venuto a raccontarci le sue esperienze presso il lebbrosario di Bombay in India, ci ha parlato della lebbra e di come sia ancora diffusa: colpisce i nervi e causa disturbi della sensibilità fino a creare ulcerazioni estese, necrosi, mutilazioni.
Ci ha raccontato anche che gli animali, essendo ritenuti sacri, vengono tenuti in libertà e, a causa dell’alto numero di cani che vagano per strada, c’è la possibilità di ammalarsi di rabbia: gli amministratori della città di Bombay hanno dato disposizioni per la loro cattura, ma la popolazione ha protestato con una tale violenza che i cani sono stati rimessi in libertà.
È molto facile essere contagiati dalle varie malattie, perché le baracche degli slum sono abitate da 12-15 persone. Bisogna tener conto anche che nove donne su dieci sono anemiche e, come sempre, le cause di tutto ciò sono la malnutrizione e la povertà.
Martina, Silvia, Giada S.

CHI SALVA UN BAMBINO
SALVA IL MONDO

Negli ultimi mesi abbiamo lavorato ad un progetto dal titolo "Gli altri e noi".
Da questo laboratorio è emerso che in Asia sono presenti molti problemi legati a istruzione, sanità, guerra, sottosviluppo e sottoalimentazione.
Ci ha colpito molto il discorso riguardante i problemi ambientali. Sull’Asia incombe una nube gigantesca chiamata ABC, Asian Brown Cloud (Nuvola Marrone Asiatica). Questa nuvola, estesa per 10 km quadrati, è formata da sostanze tossiche derivate in prevalenza da inquinamento urbano e industriale.
Un’altra causa importante è l’aumento delle automobili, rispetto a qualche decennio fa, legato all’incremento demografico. La nube porta morti premature, malattie respiratorie e piogge acide.
Gli aspetti che più ci hanno colpito di questo argomento sono la minima severità delle leggi asiatiche riguardo all’inquinamento e alle sostanze usate nelle industrie e il grande contributo negativo dato dalle multinazionali occidentali che trasferiscono le industrie più inquinanti e fuori norma da noi, nei paesi sottosviluppati. Le multinazionali inoltre trasferiscono le loro industrie in Asia perché la manodopera è a bassissimo costo e, molte volte, è costituita da bambini, quindi molto vantaggiosa per il profitto.
Riguardo a questo tema ci ha impressionato il problema del commercio di bambini e bambine che aggiunge un ulteriore tassello a questo quadro di sottosviluppo. Le ragazzine vengono comprate da persone ricche per prostituirle. I bambini maschi, invece, vengono commerciati per lavorare nelle fabbriche.
Molto critico è il problema dell’istruzione e della sanità. In India e Pakistan, infatti, solo una minima parte del bilancio viene destinata a questi due importanti settori. Questa scelta politica, ovviamente, è molto influente sul sottosviluppo che, probabilmente, aumenterà sempre di più se si continua su questa strada.
Molto preoccupante è il discorso della guerra. In Asia si stanno combattendo molte guerre, la maggior parte delle quali per interessi economici. I paesi poveri, anche se non in guerra, destinano fino al 40% del bilancio agli armamenti. La sottoalimentazione, conseguenza del sottosviluppo, causa molte malattie, tra cui lebbra, tifo, malaria, aids, poliomielite, peste, colera, epatite. Queste malattie da noi sono praticamente scomparse, o comunque si possono curare, ma ci siamo resi conto che, anche se i vaccini e le cure non sono molto costose, nei paesi del Terzo Mondo non si ha il denaro per prevenire o curare queste malattie endemiche.
Per ridurre il sottosviluppo, causa della sottoalimentazione, i Paesi dovrebbero destinare una parte abbastanza grande del bilancio all’istruzione e alla sanità, tagliando i grossi investimenti fatti negli armamenti.
Anche noi potremmo aiutare questi paesi del terzo mondo adottando a distanza, contribuendo alla realizzazione di progetti di sviluppo, basta poco!
D. Lapierre, l’autore di "La città della gioia" e di "Mezzanotte e cinque a Bophal", cita in un’intervista una frase di Madre Teresa per sottolineare che niente di ciò che viene fatto, per poco che sia, è inutile: "Chi salva un bambino salva il mondo…"
Leonardo e Patrick

IL LEBBROSARIO DI BOMBAY

Quest’anno è stato messo in atto un progetto intitolato " Gli altri e noi " che si occupa delle malattie nei paesi del terzo e quarto mondo. Nella provincia di Ravenna sono state coinvolte tre scuole, la nostra è una delle tre assieme alla "Baccarini" di Russi e alla scuola "Montanari" di Ravenna. Abbiamo fatto approfondimenti sulle malattie che si trovano in Asia come il colera, la tubercolosi, la malaria, l’encefalite giapponese, la brucellosi…
Abbiamo trovato questo progetto utile perché eravamo a conoscenza dei problemi del sottosviluppo nel mondo, ma non pensavamo che fosse un problema così diffuso e profondo; inoltre ci è parso importante scoprire che in Asia sono ancora diffuse malattie che erano presenti anche in Europa ed in Italia fino a 40-50 anni fa. Noi crediamo non sia giusto che tante persone al mondo vivano in tale povertà e degrado specialmente pensando che l’1% delle risorse mondiali basterebbe a garantire una vita dignitosa ad ogni persona. Abbiamo letto che in India le famiglie sono molto numerose, così i figli minorenni vengono sfruttati come manodopera a basso costo nelle fabbriche. Infine i prodotti lavorati da questi bambini vengono venduti ai paesi ricchi. E’ ingiusto che gli imprenditori approfittino di questi bambini facendoli lavorare duramente.
A completamento del progetto è venuto a scuola il parroco di Marina di Ravenna per parlarci dei suoi viaggi in India. E’ membro di un’associazione di adozione a distanza che è sostenuta da Italia e Germania. Subito ci ha parlato dei suoi viaggi e ci ha spiegato che Bombay si divide in quartieri di baracche a più piani chiamati slum. Ci ha detto che a Bombay non c’è un’equa distribuzione delle ricchezze, per esempio ci sono alberghi lussuosi dalle gigantesche dimensioni, mentre fuori ci sono le persone che vivono e muoiono sulla strada. Dopo ci ha fatto vedere una breve videocassetta che mostrava Bombay e anche un ospedale che cura i malati di lebbra. L’incontro con il prete ci ha fatto pensare che non è giusto che ci siano persone che stanno male, e contemporaneamente persone che hanno anche il superfluo, infatti sappiamo che il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse e che 1/5 della popolazione mondiale vive con un dollaro al giorno. Forse una migliore distribuzione delle risorse sconfiggerebbe tanta miseria e anche le malattie…
Alessandro, Giorgio, Elia

LA LEBBRA IERI E OGGI


Quest’anno la classe 3° D si è occupata delle malattie in Asia, nell’ambito del progetto "Gli altri e noi". La malattia che ci ha maggiormente interessati è la lebbra.
Questa malattia è diffusa nei paesi del terzo mondo, dove le condizioni igieniche sono pessime. E si fa ancora poco per migliorarle. La lebbra può essere curata se si interviene per tempo con dei farmaci appropriati e migliorando l’igiene. Per far sì che la malattia non si sviluppi, le persone dovrebbero prendersi cura dei luoghi dove potrebbero venire in contatto con la malattia.
Il giorno 30/01/2003 abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Don Paolo Pasini, il quale ci ha parlato dei suoi viaggi alla città di Bombay in India. Bombay è la più importante città industriale dell’India, come per noi è Milano. Da essa passa il 60% dei traffici industriali indiani. La città è enorme, però anche inquinata e molto sporca. Una delle cause delle numerose malattie endemiche sono le fogne aperte e la mancata pulizia per le strade e nei luoghi pubblici. La maggior parte della popolazione vive in slum, quartieri molto poveri, dove la gente abita in baracche, a volte anche di più piani, dove vengono allestiti laboratori o piccoli bazar abusivi.
Durante la sua visita, Don Paolo Pasini ci ha mostrato una videocassetta sull’India, che mostrava le condizioni di vita degli abitanti. Gli indiani si prendono molta cura dell’igiene personale e della loro abitazione, ma non si interessano degli ambienti pubblici. A Bombay i missionari sono molto attivi, infatti hanno allestito un lebbrosario, dove dei medici specializzati curano i malati e prescrivono dei farmaci se la malattia non si trova allo stadio finale.
Anticamente, la religione cristiana induceva a pensare che, chi era affetto da lebbra, era stato punito da Dio per i peccati commessi. Oggi nessuno di noi la pensa più così, invece la religione induista ancora oggi ritiene i lebbrosi degli impuri.
Abbiamo letto anche documenti tratti dalla Bibbia, dal Vangelo e da testi medioevali e ci siamo resi conto che la lebbra nei secoli passati era presente anche nel mondo occidentale, poi con il miglioramento delle condizioni di vita e dell’igiene è quasi completamente scomparsa.
Abbiamo visto che lo stesso è accaduto anche per altre malattie come la malaria, la tubercolosi, il tifo, il colera e tante ancora: basta risalire indietro di 50 anni nella storia del nostro paese per ritrovare con caratteristiche endemiche molte di queste malattie radicate tra la popolazione di un’Italia povera e contadina.
Isotta e Federico

 

L’INIQUA DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA

Con il progetto "Gli altri e noi" ci siamo occupati dell’Asia, e in particolare ai problemi legati al sottosviluppo. Questo progetto ci ha interessato molto, e abbiamo scoperto cose nuove. Per ampliare le nostre conoscenze è venuto un prete, che si occupa di adozioni a distanza, per parlarci della sua esperienza in un lebbrosario indiano.
Alla fine del progetto le cose che ci avevano colpito erano davvero tante e particolari, ma allo stesso tempo tutte accomunate da un unico problema: il sottosviluppo.
Una delle cose che ci ha interessato di più, riguardanti l’India, è stato il fatto che, anche se la gente non ha cura dei luoghi pubblici, tiene ugualmente all’igiene del proprio corpo e della propria casa.
Un dato che ci ha impressionato è stato che il 50% della popolazione indiana vive giorno per giorno senza progettare il futuro, in condizioni di estrema povertà. Inoltre abbiamo capito che i colonizzatori lasciavano volutamente la gente del posto nell’ignoranza, in modo da non farle acquistare la consapevolezza del proprio stato.
Poi abbiamo riflettuto sulla povertà di questa gente e sul fatto che i governi, spesso autoritari e corrotti, non intervengono per migliorare le condizioni del popolo. Infine abbiamo valutato l’influenza delle credenze religiose sulle condizioni sociali: la religione induista non prevede la cattura degli animali come i cani, che sono considerati sacri, quindi, spesso, questi portano malattie come la rabbia, senza contare le altre malattie legate a carenze alimentari e alla mancanza di igiene, come la malaria, la tubercolosi e la lebbra.
Le malattie si diffondono perché le persone stanno a stretto contatto tra di loro, dato che vivono in piccolissime baracche, negli slum. In questi slum la gente vende anche ottimi prodotti a poco prezzo, spesso comprati da intermediari che li rivendono alle multinazionali; noi, in occidente, li ritroviamo poi nei negozi di lusso a prezzi esorbitanti.
In conclusione, però, abbiamo capito che il problema di una iniqua distribuzione della ricchezza tra le persone non riguarda solo paesi con enormi problemi, come l’India, ma tutto il mondo.
Chiara e Anna

ANCORA GUERRA

Quest’anno ci siamo occupati dei problemi dell’Asia nel progetto "GLI ALTRI E NOI", ed uno dei problemi asiatici che più ci hanno colpito riguarda appunto le guerre.
Come molti di voi sapranno la storia del mondo è costellata da guerre. Ancora oggi il mondo non è in pace, ed è infatti caratterizzato dal continuo rinascere di conflitti.
Le guerre nascono per cinque motivi principali:
- Contese territoriali;
- Scontri etnici;
- Conflitti per l’indipendenza nazionale;
- Disuguale distribuzione delle ricchezze tra i popoli;
- Tensioni religiose.
Ci ha sorpreso anche il fatto che in un anno la spesa militare di tutti i Paesi della Terra è di 800000000000 di dollari e spesso queste Nazioni spendono più per le armi che per la salute e l’istruzione delle proprie popolazioni.
Il Pakistan ad esempio destina solo il 2% del proprio PIL all’istruzione e quasi il 40% agli armamenti.
Tra tutte le armi, le mine sono tra le più insidiose: 70 persone muoiono in media ogni giorno, e spesso, anzi quasi sempre, le vittime sono bambini. Le più pericolose sono le PFM-1 chiamate anche pappagalli verdi, perché si disperdono nel territorio e assomigliano a dei pappagalli; inoltre non esplodono al contatto, ma dopo poche ore che vengono toccate, oppure se si toccano le ali.
A proposito di queste mine durante l’anno scolastico abbiamo letto un testo tratto da un libro di Gino Strada che si intitola appunto " Pappagalli verdi". Da notare anche il fatto che ci sono più di 110 milioni di mine sparse nel mondo e, per toglierne una, il costo ammonta dai 300 ai 1000 dollari, mentre per produrla si spendono dai 3 ai 75$. E’ difficile per noi ragazzi comprendere il senso di questo perverso mercato di morte.
Marco Q, Fabio

LE PRINCIPALI VITTIME: I CIVILI

Svolgendo la ricerca sull’Asia per il progetto "Gli altri e noi" ci ha molto colpito quello che riguarda la situazione politica e sociale dei Paesi asiatici. Abbiamo visto che soprattutto nelle zone più povere o quelle dove sono in atto guerre si sono sviluppate epidemie di lebbra, malaria e tubercolosi. Queste guerre, le cui vittime sono per oltre il 90% civili, sono un modo stupido per tentare di risolvere i problemi economici, etnici, territoriali, religiosi e d’indipendenza in Paesi molto arretrati. Tra i civili questi conflitti sono causa di distruzione, uccisione, fame, malattie che, viste le dure condizioni di vita nei periodi di guerra, colpiscono gran parte della popolazione.
Una associazione umanitaria che cerca di fornire assistenza alle vittime civili dei conflitti, ai feriti e a coloro che soffrono altre conseguenze delle guerre, è quella di Emergency. Questa associazione è stata fondata tra gli altri da Gino Strada, un chirurgo che da oltre 10 anni è impegnato in prima linea: ha lavorato in Afghanistan, Perù, Gibuti, Bosnia, Somalia, Etiopia, nord Iraq e Cambogia.
Molte malattie che nei nostri Paesi sono ormai scomparse, trovano grande sviluppo in Asia in quanto le condizioni di vita e le cure mediche non ne permettono l’eradicazione. Emergency cerca così di aiutare i feriti e i mutilati, e gli ammalati che altrimenti sarebbero destinati a morte sicura, curandoli in centri chirurgici e di riabilitazione. Ci ha sorpreso il numero di paesi asiatici coinvolti in guerre: Indonesia, Afghanistan, Cecenia, India, Filippine, Georgia, Kurdistan, Nepal, Sri Lanka.
Di Gino Strada abbiamo letto un testo tratto dal libro "Pappagalli verdi": questo brano parla delle cosiddette "mine giocattolo". Queste mine vengono dette giocattolo perché sono formate da un piccolo cilindro a cui sono attaccate delle alucce di colore verde che le fanno sembrare pappagalli; in gran parte dei casi i feriti sono bambini che le raccolgono per poi giocarci.
Leggendo questo testo abbiamo provato soprattutto rabbia, pensando a quelle persone che si arricchiscono facendo del male ad altri trafficando armi o progettandole. Gino Strada ci invita ad immaginare questi uomini, che nella vita quotidiana sono come tutti gli altri, attenti e premurosi con i loro bambini, ma che lavorano per costruire mine o altri oggetti di morte sempre più raffinati. Inoltre non riusciamo a capire come gli uomini di governo che dovrebbero preoccuparsi del bene dei cittadini, possano usare come prima arma la guerra e la conseguente distruzione di tante vite per risolvere ogni problema. Il fatto è che, alla fine, riusciamo a capire la stupidità della guerra anche noi ragazzi, mentre i produttori di armi e le persone che scelgono la strada della distruzione, non se ne rendono conto. Certo, a volte, è più semplice usare la forza piuttosto che le armi della ragione. Questo, purtroppo, si rivela spesso un istinto naturale e terribile, ma non dobbiamo dimenticare una frase che si trova inserita nella costituzione dell’UNESCO: "Poiché le guerre nascono nel cuore delle persone, è nel cuore delle persone che devono essere costruite le difese della pace".
Francesca, Federica, Giada N.
 

A PROPOSITO DI "PAPPAGALLI VERDI"

Leggendo il testo, sono rimasto colpito dall’orrore che portano queste "mine giocattolo", infatti ormai saranno moltissimi i bambini che, colpiti da esse, porteranno per tutta la vita i segni di orrende mutilazioni. Sicuramente queste mine non sono progettate per uccidere, bensì per ferire, mutilare e far soffrire chi ne cade vittima, nonché per diffondere orrore e paura tra la popolazione inerme.
Incredibile è anche pensare con quale crudeltà l’uomo distrugge e massacra i suoi simili, con il finale obiettivo di annientare se stesso.
Quando queste atrocità vengono riferite, inevitabilmente, molti si girano dall’altra parte, per far finta di non vedere, ingannando solo loro stessi. Ma, silenziosamente, quelle macchine maledette continuano a compiere il loro dovere, attirando l’attenzione dei bambini, per poi esplodere, con fredda ed infernale precisione, tra le loro mani, dilaniando mostruosamente gli arti.
E’ impressionante il fatto che queste mine sono certamente l’orgoglio di un ingegnere, che forse non riflette sulla distruzione e la sofferenza che porterà la sua orrida creazione; ma egli è sicuramente una persona come tutti noi, con una famiglia e magari dei bambini, che sul lavoro, però, sa progettare sofisticatissime macchine assassine.
Paolo

QUALI SOLUZIONI?

Lavorando a questo progetto "Gli altri e noi", abbiamo cercato informazioni sulle malattie più diffuse in Asia. In particolare ci siamo occupati della lebbra, del tifo e dei traumatismi da guerra.
Le abbiamo schedate sottolineandone la diffusione mondiale e, studiando anche altre malattie asiatiche, abbiamo capito che tutte sono causate dalla scarsa igiene e dalla sottoalimentazione.
Queste situazioni sono originate dal sottosviluppo generale.
I Paesi più ricchi, fin dall’800, hanno colonizzato e sfruttato questi territori, comprando materie prime a basso prezzo e rivendendo i prodotti lavorati ad alto prezzo. Inoltre hanno installato industrie in cui sfruttano la manodopera, anche infantile; a questo proposito abbiamo letto testimonianze di bambini lavoratori nelle regione indiana.
Un altro problema dell’Asia è il grande incremento demografico, infatti grazie a piccoli miglioramenti delle condizioni di vita, la mortalità infantile si sta riducendo.
Inoltre il PIL di questi popoli sta aumentando e quindi sempre più persone possono permettersi anche un’automobile, ma queste non sono vetture ultimo modello, bensì sono gli scarti dei Paesi industrializzati e ovviamente inquinano molto di più. Per questo troviamo nei Paesi poveri un livello di inquinamento di molto superiore al nostro.
Tutto ciò è uno degli aspetti negativi della globalizzazione. Infatti, tutt’oggi è in atto il neocolonialismo che continua a schiacciare sempre più i Paesi poveri arricchendo invece solo quelli già sviluppati.
Un altro problema dei Paesi poveri è il diffuso analfabetismo, soprattutto delle donne. Molti ritengono che se le donne fossero istruite, riuscirebbero a crescere meglio i figli, creando così un sicuro investimento per il futuro. Per questo molte associazioni di volontariato si prodigano tanto per l’istruzione e l’emancipazione delle donne nei paesi del terzo mondo.
Secondo noi è difficile risolvere tutti questi problemi. Ci vorrà ancora molto tempo per riuscire a cambiare qualcosa; probabilmente però la strada migliore per modificare le condizioni è l’istruzione, e solo quando questi popoli riusciranno a emanciparsi dall’arretratezza in cui i Paesi ricchi li hanno confinati, spinti nell’ossessione del profitto, ci potrà essere un miglioramento delle condizioni di vita e la libertà da quelle malattie che oggi sono per l’occidente solo un ricordo lontano.
Agnese e Dario