AFRICA
premessa - malattie - indicatore di sviluppo umano - speranza di vita
situazione sanitaria - cibo - fame - acqua - analfabetismo
sottosviluppo - cause - clima - colonialismo e decolonizzazione
materie prime - import & export -risorse - debito estero
sistema economico -
addetti agricoltura  - agricoltura
industrializzazione - trasporti - situazione ambientale
- farmaci

conclusioni - cosa abbiamo capito - testimonianze - bilancio dell'esperienza -

PREMESSA

La nostra classe, la 3a A, affrontando questo progetto proposto dall’Ass. Volon. per i Diritti del malato, ha cercato di capire com’è la situazione sanitaria negli altri continenti e, in particolare, ci siamo occupati dell’Africa: il titolo del lavoro complessivo è appunto ‘Gli altri e noi’.
Abbiamo iniziato analizzando il concetto di salute e abbiamo visto che il benessere fisico è un diritto fondamentale dell’uomo, previsto dalla ‘Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo’.
Abbiamo poi classificato le malattie secondo le cause scatenanti, chiarendo e imparando alcuni termini tecnici che ci erano sconosciuti: virus, batterio, incubazione, epidemia, pandemia, endemia….
A questo punto abbiamo individuato le malattie più diffuse e, a gruppi, e ne abbiamo analizzato una ventina, cercando informazioni sulle modalità di trasmissione, sull’evoluzione, sulla diffusione, sulle possibilità di cura e prevenzione. Abbiamo anche analizzato i problemi generali del continente africano cercando di capire le ragioni di una situazione così grave.

Malattie in Africa

Ci siamo resi conto che in Africa sono presenti tre tipi di malattie:

  • Infettive, dovute all’azione di batteri e virus patogeni. Le principale sono: AIDS, colera, difterite, ebola, epatite, morbillo, pertosse, peste, TBC, tetano, polmonite, tifo.

  • Parassitarie, dovute pidocchi, zanzare, vermi. Le principale sono: dengue, febbre di lassa, febbre gialla, filariosi, malaria, tracoma, leishmaniosi, malattia del sonno.

  • Da carenza alimentare, dovute a insufficienza di cibo, sia come quantità che come qualità. L’organismo ha bisogno di principi nutritivi, senza i quali il fisico non ha sufficiente energia per svolgere le varie funzioni vitali. La principale è la MPE.

  • Nell’ultimo quarto di secolo si sono ripresentate ben 20 malattie infettive tradizionali e, nello stesso periodo, sono comparse nuove infezioni mortali, prima sconosciute: HIV, Ebola, febbre di Lassa. In Africa sono presenti malattie infettive che continuano a rappresentare un grave problema per la salute della popolazione, ma che in diversi casi sono infezioni potenzialmente prevenibili. Nella valutazione della situazione due elementi sono particolarmente importanti per l’Africa: l’accesso ai vaccini e ai farmaci e le politiche che ne promuovono l’uso. Il cambiamento climatico con l'aumento della temperatura ha allargato l’area di diffusione delle zanzare consentendo loro di viaggiare a quote più alte e diffondendo la malaria in nuove zone. Le temperature più alte incrementano anche le fioriture algali ed estendono l’habitat di sopravvivenza dei microbi del colera. La scarsa quantità d’acqua o la mancanza di acqua potabile, insieme alle condizioni igieniche inadeguate, facilitano la diffusione delle malattie. Va però aggiunto che, come dicono i medici di Emergency che operano in Africa, molte di queste sono ‘malattie relative alla povertà.

    INDICATORE DI SVILUPPO UMANO

    Nel 1990 il Programma per lo sviluppo dell’ONU (UNDP, United Nations Development Program) per avere un quadro completo delle condizioni non solo economiche, ma anche sociali di uno Stato, ha elaborato un indicatore di sviluppo (ISU) combinando tre dati:

     

    Cartine e tabella sull’ISU da Bernardi- Salgar- Pappalardo-Vantini ‘Georeporter- Paesi Extraeuropei’ ed. ATLAS

  • Il livello di salute, rappresentato dalla speranza di vita alla nascita;

  • Il livello di istruzione, basato sul grado di alfabetizzazione della popolazione e la media degli anni di scolarità;

  • Il livello di reddito, calcolato sul Pil pro-capite.

  •  

    L’ISU è rappresentato da un numero:

    0.900 o superiore per i Paesi a sviluppo umano molto elevato,
    da 0.750 a 0.899 per i Paesi a sviluppo umano medio-alto,
    da 0.749 a 0.331 per i Paesi a sviluppo umano medio basso,
    sotto lo 0.331 per i Paesi a sviluppo umano basso.

     

    Analizzando la tabella dell’indice dello sviluppo umano possiamo notare, per quanto riguarda il continente africano, che:

  • Nessun Paese africano fa parte della fascia industrializzata;

  • Nella fascia dei Paesi in via di sviluppo la presenza africana è nell’ordine del 7,31% ed è rappresentata solo dalla Libia con ISU 0.792, Maurizio con 0.825 e Seicelle con 0.792

  • Il 35,31% dei Paesi a sviluppo umano medio-basso è rappresentato da Stati africani

  •  

    ALGERIA

    0,746

    BOTSWANA

    0,741

    TUNISIA

    0,727

    REP. SUDAFRICANA

    0,649

    EGITTO

    0,611

    SWAZILAND

    0,586

    NAMIBIA

    0,573

    GABON

    0,557

    CAPO VERDE

    0,539

    MAROCCO

    0,534

    ZIMBAWE

    0,534

    CONGO

    0,517

    CAMERUN

    0,481

    KENYA

    0,473

    GHANA

    0,467

    LESOTHO

    0,464

    GUINEA EQUATORIALE

    0,461

    SAO TOME’ E PRINCIPE

    0,458

    ZAMBIA

    0,411

    NIGERIA

    0,400

    COMORE

    0,399

    TOGO

    0,385

    REP. DEM. DEL CONGO

    0,371

    TANZANIA

    0,364

    SUDAN

    0,359

    COSTA D’AVORIO

    0,357

    REP. CENTRAFRICANA

    0,355

    MAURITANIA

    0,353

    MADAGASCAR

    0,349

    RUANDA

    0,332

    SENEGAL

    0,331

  • Ben l’85,71% del totale dei Paesi della fascia più bassa, con un ISU inferiore a 0.331, è africano:

  • BENIN

    0,327

    UGANDA

    0,326

    MALAWI

    0,321

    LIBERIA

    0,311

    GUINEA

    0,306

    GUINEA-BISSAU

    0,297

    GAMBIA

    0,292

    CIAD

    0,291

    GIBUTI

    0,287

    ANGOLA

    0,283

    BURUNDI

    0,282

    MOZAMBICO

    0,261

    ETIOPIA

    0,237

    BURKINA FASO

    0,225

    MALI

    0,223

    SOMALIA

    0,221

    SIERRA LEONE

    0,219

    NIGER

    0,204

    La media mondiale dell’ISU è 0,746

     

    AFRICA

    Densità demografica
    (ab/kmq)

    Calorie al giorno per abitante

    Incremento
    Demografico
    Annuo %

    Mortalità
    Infantile ogni 1000 nati vivi

    Speranza di vita alla nascita

    Medici (ogni
    1000 ab)

    Tasso di analfabe-
    tismo

    Risorse idriche
    Pro cap. interne

    PIL pro capite ($)

    Algeria

    12

    2989

    2.6

    55

    67

    0.9

    38

    0.7

    5300

    Angola

    9

    1877

    3.8

    124

    46

    0.04

    58

    15.8

    1310

    Benin

    49

    2359

    3.1

    86

    48

    0.07

    36

    5.5

    1760

    Botswana

    2

    2272

    3.0

    43

    65

    0.2

    30

    0.8

    5580

    Burkina F.

    37

    2137

    2.8

    130

    47

    0.03

    81

    3.1

    780

    Burundi

    227

    1923

    3.0

    102

    50

    0.06

    65

    0.7

    630

    Camerun

    28

    2201

    2.8

    63

    56

    0.08

    37

    18.5

    2110

    Capo Verde

    97

    2872

    2.8

    50

    65

    0.1

    28

    0.5

    1870

    Ciad

    5

    1641

    2.7

    122

    47

    0.03

    52

    6.0

    700

    Congo

    8

    2321

    3.0

    84

    51

    0.2

    25

    90.8

    2050

    Costa d’Av.

    44

    2411

    3.4

    92

    51

    0.09

    60

    5.9

    1580

    Egitto

    59

    3318

    2.3

    67

    64

    0.7

    49

    3820

    Eritrea

    29

    1694

    2.7

    105

    50

    0.02

    80

    960

    Etiopia

    52

    3.0

    119

    47

    0.03

    64

    2.4

    450

    Gabon

    5

    2420

    2.8

    94

    53

    0.4

    37

    140.1

    3641

    Gambia

    99

    2249

    3.8

    132

    45

    0.09

    61

    3.0

    930

    Ghana

    73

    1974

    3.0

    81

    56

    0.04

    35

    3.5

    1990

    Gibuti

    25

    2425

    2.2

    115

    48

    0.2

    54

    0.7

    1270

    Guinea

    27

    2229

    3.0

    135

    44

    0.1

    64

    32.9

    1103

    Guinea- B.

    30

    2230

    2.1

    140

    43

    0.1

    45

    31.4

    790

    Guinea Eq.

    14

    2.5

    117

    48

    0.05

    49

    68.2

    1673

    Kenya

    52

    2048

    3.6

    69

    56

    0.04

    22

    0.6

    1380

    Lesotho

    67

    2100

    2.7

    79

    60

    0.1

    29

    2.3

    1780

    Liberia

    25

    2067

    3.3

    126

    55

    1.0

    62

    90.8

    843

    Libia

    3

    3353

    3.5

    68

    63

    0.1

    24

    0.2

    6125

    Madagascar

    25

    2162

    3.2

    93

    56

    0.02

    29

    3.3

    640

    Malawi

    83

    2042

    3.4

    143

    46

    0.05

    44

    1.1

    750

    Mali

    9

    2233

    3.2

    159

    46

    0.2

    69

    6.6

    550

    Marocco

    60

    3052

    2.0

    68

    63

    0.06

    56

    1.2

    3340

    Mauritania

    2

    2469

    2.5

    101

    51

    0.8

    62

    0.2

    1540

    Maurizio

    546

    2894

    1.1

    18

    70

    0.03

    17

    13210

    Mozambico

    20

    1803

    2.4

    148

    46

    0.2

    60

    3.7

    810

    Namibia

    2

    1945

    2.6

    60

    59

    0.02

    60

    4150

    Niger

    7

    2263

    3.3

    124

    46

    0.1

    86

    2.0

    750

    Nigeria

    121

    2147

    3.0

    84

    50

    0.04

    43

    2.3

    1220

    Rep.centr.

    5

    1867

    2.5

    102

    49

    0.07

    40

    48.4

    1070

    Rep.Dem.del Congo

    19

    2094

    3.2

    93

    52

    0.6

    23

    28.3

    490

    Rep.Sud Af.

    34

    3158

    2.1

    53

    63

    0.04

    18

    1.4

    5030

    Ruanda

    302

    1961

    2.6

    110

    47

    0.5

    39

    0.9

    540

    S.Tomé/Prin

    138

    2171

    2.2

    72

    65

    1.0

    40

    1704

    Seicelles

    261

    2344

    1.1

    12

    70

    0.06

    23

    1780

    Senegal

    42

    2328

    2.5

    68

    49

    0.06

    67

    3.1

    1780

    SierraLeone

    63

    1940

    2.4

    166

    39

    0.07

    69

    38.5

    580

    Somalia

    14

    1830

    1.3

    122

    47

    0.07

    73

    1.5

    712

    Sudan

    11

    1964

    1.7

    78

    53

    0.09

    54

    1.2

    Swaziland

    52

    2648

    2.8

    75

    57

    0.1

    24

    8.8

    2880

    Tanzania

    31

    2181

    3.0

    85

    52

    0.03

    32

    2.8

    640

    Togo

    74

    2279

    3.2

    85

    55

    0.09

    48

    3.3

    1130

    Tunisia

    54

    3169

    1.9

    43

    68

    0.5

    33

    0.5

    5000

    Uganda

    90

    2213

    3.4

    115

    45

    0.04

    38

    3.6

    1470

    Zambia

    12

    2019

    3.0

    104

    49

    0.09

    22

    11.4

    930

    Zimbabwe

    29

    2247

    2.6

    67

    54

    0.1

    15

    2.4

    2030

    Italia

    190

    3484

    0.06

    7

    77

    1.7

    0

    3.1

    19991

    Usa

    28

    3680

    1.0

    9

    76

    2.5

    1

    9.9

    27358

     Tabella dati relativi agli Stati africani da Bernardi- Salgar- Pappalardo-Vantini ‘Georeporter- Paesi Extraeuropei (Quaderno del lavoro)’ ed. ATLAS
    Dalla tabella appare grave la situazione sanitaria dell’Africa, per quanto riguarda:

    SPERANZA DI VITA

    Cartina tematica sulla speranza di vita alla nascita da L. Bersezio ‘I territori dell’uomo’ ed. De Agostini

    La speranza di vita alla nascita è, in media, di 52 anni per gli uomini e 55 per le donne (in Angola e Niger anche meno di 45; in Europa è superiore a 70) . 

    Ciò dipende principalmente:

    • dall’alto tasso di mortalità infantile

    • dalla grande diffusione delle malattie infettive,

    • dalla carenza di medici e strutture sanitarie,

    • dalla precarietà delle condizioni igieniche

    • dall’utilizzo di acque infette

    • dalla malnutrizione e sottoalimentazione

     

    Le strutture ospedaliere sono poche e sempre collocate nelle grandi città, mentre territori immensi sono privi anche di un medico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avviato un piano di intervento che prevede la costruzione di piccoli presidi sanitari in tutto il territorio, dove sia possibile fornire assistenza alla maternità e all’infanzia, praticare vaccinazioni, fornire medicinali, dare informazioni sanitarie.

    Queste piramidi dell’età sono grafici che illustrano la composizione della popolazione di Europa e Africa: nel confronto emerge l’invecchiamento della popolazione europea, legata alla diminuzione delle nascite e, al contrario, la realtà africana caratterizzata da una popolazione molto giovane e da un elevato tasso di natalità da L. Bersezio ‘I territori dell’uomo’ ed. De Agostini

    SITUAZIONE SANITARIA

    Nei Paesi in via di sviluppo la causa principale della mortalità sono le malattie infettive che nei Paesi ricchi colpiscono solo una minoranza di persone e che non sono, in genere mortali. Altre malattie sono trasmesse nelle regioni tropicali da insetti: malaria, febbre gialla, malattia del sonno. Alle condizioni igieniche carenti è legato il colera che in alcune regioni è endemico. Per molte malattie esistono da tempo farmaci e vaccini efficaci, ma qui poco diffusi perché la maggior parte della popolazione non può permettersele.
    Sono inoltre comparse in Africa nuove malattie virali: l’Ebola che produce emorragie mortali e la Dengue che provoca la febbre spaccaossa.

     

     da Famiglia Cristiana N.24. 2001

    L’Africa è poi il continente in cui è più diffuso l’AIDS e i cui si registra il più alto numero di morti al mondo per questa malattia.
    I medici sono pochi rispetto alle necessità e non sono distribuiti sul territorio perché la maggior parte di loro opera all'interno degli ospedali che sono presenti solo nelle grandi città.

    CIBO

    La disponibilità di cibo costituisce il dato principale per verificare le condizioni di vita di una popolazione. Se l’attuale produzione mondiale di cibo fosse equamente distribuita in ogni paese, l’agricoltura e l’allevamento potrebbero fornire circa 2.700 calorie al giorno pro-capite, una quantità più che sufficiente. Nelle regioni più ricche e sviluppate, come gli Stati Uniti e l’Europa, l’elevato tenore di vita della popolazione permette di avere una dieta molto ricca di proteine animali e di prodotti provenienti da diverse parti del mondo, come ad esempio la frutta tropicale, mentre è diminuito il consumo dei cereali.

    Cartina tematica sulla disponibilità giornaliera di calorie nelle varie realtà mondiali. Appare chiaro che gran parte dell’Africa appartiene alla ‘cintura della fame’. Bacchi-Londrillo ‘Attraverso i territori 2000’ ed- Bulgarini

     

     

    Viceversa nei Paesi più poveri del mondo il consumo di carne è molto basso e l’alimentazione per più del 90% è costituita da cereali. In generale gli abitanti dei paesi poveri, che sono l’80% della popolazione, utilizzano solo un terzo degli animali allevati. Ciò dipende dal basso tenore di vita di queste popolazioni e anche dal fatto che nei paesi più poveri il bestiame costituisce una preziosa ricchezza che non può essere mangiata perché deve essere utilizzata per i lavori agricoli e per produrre escrementi usati come concime, ma anche come materiale da costruzione o combustibile per la cottura dei cibi.

     

    Un gruppo di donne setaccia il letto di un fiume inaridito nella regione africana del Sahel in cerca di tuberi da mangiare. da Bacchi – Londrillo ‘Atttraverso i territori’ -Bulgarini


    Traducendo queste cifre in termini più concreti ne deriva che nel mondo circa 850 milioni di persone soffrono la fame, cioè consumano una quantità di calorie inferiore a quella che è considerata la soglia minima. La situazione più drammatica si riscontra nell'Africa Subsahariana, dove la fame colpisce circa 300 milioni di persone, e nell’Asia meridionale, dove i malnutriti sono 230 milioni. La fame e la malnutrizione provocano ogni anno la morte di 40 milioni di persone, tra cui 5 milioni di neonati e bambini.
    La fame e la malnutrizione non derivano solo dalla scarsa disponibilità di calorie, ma anche da una dieta squilibrata, basata cioè solo su pochi alimenti: nei Paesi poveri, infatti, spesso il cibo disponibile è costituito quasi esclusivamente di un cereale (in Africa miglio o sorgo) e, col passar del tempo, l’organismo subisce la carenza di alcune sostanze fondamentali.  

    Molti Paesi ricchi, come l’Italia, spesso attuano politiche d’aiuto nei confronti delle popolazioni più povere: tuttavia questi soccorsi alimentari possono provocare anche effetti negativi per le popolazioni. Infatti l’invio regolare di aiuti alimentari provoca una diminuzione dei prezzi dei prodotti agricoli locali e un abbandono delle campagne da parte di un numero crescente di contadini. Inoltre spesso accade che questi aiuti non riescano a raggiungere le popolazioni bisognose perché mancano le vie di comunicazione e i mezzi di trasporto, oppure perché vengono accaparrati da una minoranza privilegiata.

    Un lungo convoglio umanitario dell'ONU diretto verso i campi profughi in Mozambico da Bernardi- Salgar- Pappalardo-Vantini ‘Georeporter- Paesi Extraeuropei’ ed. ATLAS

     

     

    FAME

    Questo fenomeno dipende da:

    1) Insufficiente produzione alimentare.
    L’agricoltura di sussistenza fornisce scarsi raccolti perché utilizza metodi rudimentali, tecniche arcaiche, sementi non selezionate e risente della mancanza di difese contro le malattie e i parassiti delle piante, di concimazioni inadeguate e dell’assenza di irrigazioni.
    Dall’agricoltura di piantagione si ricavano prodotti inutili per l’alimentazione delle popolazioni locali; cacao, caffè, cotone, frutta sono esportate con benefici economici delle multinazionali che gestiscono queste grandi aziende.

     

    Madagascar. Il poco terreno da destinare all'agricoltura viene ricavato bruciando le foreste. Da Bacchi – Londrillo ‘Atttraverso i territori’ -Bulgarini

    2) Mancata industrializzazione.
    Lo sviluppo industriale potrebbe garantire redditi per l’importazione di generi alimentari e tecnologie più moderne per migliorare la produzione agricola

    3) Instabilità politica.
    In molti Paesi africani permane una condizione di instabilità politica e di lotte tra le varie etnie: la guerra blocca la coltivazione e, impedendo i raccolti, genera carestie devastanti.

     

    Una tenda nel campo di Nangweshi (Zambia), che accoglie 25.000 rifugiati angolani. Da Famiglia Cristiana N.21. 2002

     

    Cartina tematica su natalità e mortalità nel mondo da Bernardi- Salgar- Pappalardo-Vantini ‘Georeporter- Paesi Extraeuropei’ ed. ATLAS

    4) Crescita demografica.
    L’alto tasso di incremento della popolazione aggrava la situazione di gran parte delle popolazioni africane, già oggi malnutrite o affamate.

     

    Tabelle di confronto e proiezione tra i tassi di natalità e mortalità nei vari continenti nel 1970 e nel 2010 da L. Bersezio ‘I territori dell’uomo’ ed. De Agostini

    5) siccità
    Frequenti sono le carestie dovute a lunghi periodi di siccità, che distruggono o impediscono i raccolti.

    6) terreni inutilizzabili
    Esistono vaste aree inutilizzabili a fini agricoli perché costituite da deserti, terreni aridi, foreste.

    ACQUA

    Anche l’acqua è un elemento fondamentale nella vita dell’uomo, senza la quale le persone non potrebbero vivere né condurre le principali attività economiche.
    Ma, come per il cibo, anche l’acqua dolce è distribuita in modo diseguale nel mondo. Ogni individuo per poter vivere in modo soddisfacente ha bisogno di 80 litri d’acqua al giorno; in questa quantità sono compresi sia i consumi per uso personale e domestico, sia i consumi dell’agricoltura, dell’industria e dei servizi; tuttavia, mentre un cittadino nordamericano consuma 500 litri di acqua al giorno, gli abitanti di alcuni Stati africani ne hanno a disposizione solo 5-10 litri.

    Cartina tematica sulla disponibilità d’acqua nel mondo da A. Vallega ‘Geopercorsi 3/A’ ed. Le Monnier

     

    80 Paesi, pari al 40% della popolazione mondiale, oggi hanno una grave scarsità d’acqua ed è previsto che nei prossimi dieci anni in Stati come la Nigeria o il Kenya, le risorse idriche pro-capite si ridurranno ulteriormente.

    da A. Vallega ‘Geopercorsi 3/A’ ed. Le Monnier

     

    Le conseguenze potrebbero diventare drammatiche: conflitti tra Paesi confinanti per il controllo delle acque dei fiumi, diffusione di epidemie, diminuzione della produzione agricola.
    Oltre alla scarsità d'acqua, bisogna parlare anche della contaminazione da parte di microrganismi, responsabili delle malattie più diffuse: il 90% delle malattie in Africa è trasmesso dall'acqua.

    www.lowara.it/stories.php/5420

    Occorre inoltre tener presente che l'esiguità d'acqua condiziona radicalmente il livello igienico della popolazione, favorendo lo sviluppo e la trasmissione di malattie, attraverso il passaggio di germi da materiale contaminato da feci e residui organici, attraverso le mani sporche fino alla bocca. L'acqua è il principale e più efficace detergente meccanico della cute.

    In considerazione di tali premesse è possibile classificare le malattie di origine idrica in tre grandi gruppi:
    1) Malattie trasmesse per contagio oro fecale (feci-mani-bocca).
    2) Malattie dovute a microrganismi presenti nell'acqua.
    3) Malattie trasmesse da insetti vettori e da animali che vivono nell'acqua

    (tabelle da www.fondfranceschi.it/hdoc/pubblicazioni/acqua/txa24.htm)

    MALATTIE TRASMESSE DALL’ACQUA PER CONTAGIO ORO-FECALE

    Malattia

    Microorganismo

    Area geografica

    Sintomi


    Ameba

    Entamoeba

    Zone calde e temperate

    Diarrea, ascessi profondi e stati settici

    Giardiasi

    Giardia lamblia

    Zone calde e temperate

    Diarrea, ittero, malassorbimento alimentare

    Isosporiasi

    Isospora belli

    Sud America, Tropici

    Diarrea, febbre, dolori addominali

    Criptosporidiosi

    Cryptosporidium

    Zone calde e temperate

    Diarrea, vomito, dolori addominali, malassorbimento alimentare

    Toxoplasmosi

    Toxoplasma gondii

    Cosmopolita

    Linfoadenite (encefalite). Forma congenita: ritardo mentale, deficit visivi; ittero

    Ascaridiasi

    Ascaris lumbricoides

    Cosmopolita

    Dolori addominali, diarrea, stipsi, vomito, asma, allergia

    Ossiuriasi

    Enterobius vermicularis

    Cosmopolita

    Prurito, disturbi intestinali

    Teniasi (“Verme solitario”)

    Taenia

    Cosmopolita

    Dolori addominali lievi, disturbi intestinali

    Idatidosi cistica (Echinococcosi)

    Echinococcus granulosus

    Cosmopolita

    Febbre, ittero, dolori addominali, dolori toracici, tosse, allergia

    Colera

    Vibrio cholerae

    Cosmopolita Endemico in Asia

    Diarrea grave, crampi addominali e muscolari, disidratazione
    (spesso mortale)

    Febbre tifoide

    Salmonella tiphy

    Cosmopolita Endemica

    Diarrea, febbre, dolori addominali, peritonite

    Salmonellosi

    Salmonelle minori

    Cosmopolita Endemica

    Diarrea, dolori addominali, febbre

    Diarrea del viaggiatore

    Escherichia coli

    Cosmopilita

    Diarrea, dolori addominali, vomito

    Epatite virale A/E

    HAV, HEV

    Cosmopolita

    Ittero, inappetenza

    Poliomielite

    Poliovirus

    Cosmopolita, zone calde e temperate

    Febbre, cefalea, nausea, vomito, dolori addominali, paralisi muscolari

    MALATTIE DOVUTE A MICRORGANISMI PRESENTI NELL’ACQUA

    Malattia

    Microorganismo

    Area geografica

    Sintomi

    Larva migrans cutanea

    Ancylostoma Strongyloides

    Paesi tropicali e sub-tropicali

    Lesioni cutanee (mani, piedi, glutei, genitali); prurito; alterazioni intestinali (diarrea, stipsi)

    Leptospirosi

    Leptospira

    Cosmopolita

    Febbre, dolori muscolari
    nausea, vomito; insufficienza epatica
    insufficienza renale


    Dracunculosi

    Dracunculus medinensis

    Africa tropicale, Yemen, India

    Lesioni cutanee (ulcere) al volto, tronco, mani

    Schistosomiasi

    Schistosoma

    Nord Africa (Egitto) Asia

    Cistite e ematuria, lesioni vescicali, lesioni genitali, dolori addominali, nausea, diarrea, lesioni epatiche

    MALATTIE TRASMESSE DA INSETTI VETTORI E DA ANIMALI CHE VIVONO NELL’ACQUA

    Malattia

    Microorganismo

    Area geografica

    Sintomi

    Malaria

    Plasmodium

    Zone tropicali e sub-tropicali di Africa, Asia e America

    Febbre, cefalea, anemia, alterazioni del fegato e della milza, prurito, alterazioni alterazioni cerebrali, insufficienza renale.

    Distomatosi polmonare

    Paragonimus

    Asia, Africa, Centro America

    Dolori toracici, febbre, tosse, insufficienza respiratoria

    Distomatosi epatica

    Fasciola hepatica

    Cosmopolita

    Febbricola, dolori addominali, ittero, prurito

     

    La presenza di acqua stagnante favorisce la crescita di alcune specie di insetti che ospitano parassiti che verranno trasmessi all'uomo, attraverso la puntura. Inoltre nei corsi di acqua dolce, con scarso ricambio, crescono alcune specie di microbi, soprattutto vermi, patogeni per l'uomo.

    www.edt.it/lonelyplanet/salute/insetti.shtml

    ANALFABETISMO

    Il grado di istruzione e scolarizzazione è un indice importante per valutare le condizioni di vita di un popolo, infatti un analfabeta avrà meno possibilità di migliorare il proprio tenore di vita. Anche se negli ultimi anni la scolarizzazione in Africa è aumentata, passando dal 20% dei ragazzi secolarizzati al 40%, il livello si mantiene ancora basso.

     

    Grafico sull’analfabetismo nel 1970 e nel 2000 da L. Bersezio ‘I territori dell’uomo’ ed. De Agostini

     

    Nei Paesi più poveri, molti sono i bambini che non frequentano o abbandonano la scuola perché costretti a lavorare per aiutare la famiglia. Va poi sottolineato che le percentuali aumentano se parliamo delle donne : il 70% degli analfabeti nel sud del mondo è costituito appunto da donne.

    da AA.VV. Magellano 3/B ed.Lattes

     

    L’istruzione fa crescere la produttività e l’innovazione, elementi importanti per la prosperità economica. E’ importante anche per la stabilizzazione della popolazione poiché le donne istruite tendono a sposarsi più tardi e ad avere un minor numero di figli. Il 99% degli analfabeti vive in Paesi in via di sviluppo: va precisato che il tasso di analfabetismo delle donne, il cui avanzamento sociale è determinante per lo sviluppo, è almeno il doppio di quello degli uomini.

    SOTTOSVILUPPO

    L’Africa è il continente con i più gravi problemi di sottosviluppo. In vastissimi territori le condizioni di vita sono arretrate e, ad eccezione della fascia costiera settentrionale e del Sudafrica, le popolazioni, quasi del tutto prive di beni alimentari, rientrano nella fascia della fame. Anche per carestie ricorrenti e periodi di siccità, la malnutrizione affligge molti Paesi africani, soprattutto nella zona del Sahel.
    L’Africa è anche il continente con la maggiore diffusione di malattie (malaria, colera, febbre gialla) e con la più bassa presenza di medici. L’AIDS , che ha avuto origine in Africa, si è a tal punto diffusa da mettere a rischio intere popolazioni. La mortalità infantile è superiore a 100: 100 bambini muoiono ogni 1000 nati, durante il primo anno di vita. Anche l’analfabetismo raggiunge i livelli più alti del mondo: in molti Paesi ci sono quattro quinti di analfabeti. In buona parte dell’Africa il PIL non raggiunge i 300 dollari l’anno pro capite. L’Africa quindi presenta, a livelli drammatici, tutti i più gravi problemi del sottosviluppo.

    CAUSE

    Tra le cause interne dobbiamo considerare le condizioni climatiche sfavorevoli, con lunghi periodi di siccità soprattutto nell’Africa subsahariana e il forte incremento demografico che rende spesso vano ogni piccolo aumento della produzione agricola.

     

    da L. Bersezio ‘I territori dell’uomo’ ed. De Agostini

    Tra le cause esterne, vanno valutate le condizioni di assoggettamento coloniale da parte delle Potenze europee che hanno sfruttato per molto tempo le risorse africane a loro vantaggio. Al colonialismo è seguita un’indipendenza difficile da gestire, poiché gli Europei non avevano favorito la formazione di una classe politica né imprenditoriale. Dopo la fine del colonialismo i Paesi ricchi hanno approfittato della loro superiorità economica e tecnologica per mantenere rapporti commerciali a loro favorevoli e per controllare e sfruttare le risorse economiche dell’Africa. E’ il cosiddetto ’scambio ineguale’: i Paesi ricchi esportano prodotti industriali che hanno un costo più elevato delle materie prime che importano dagli Stati africani. Anche la politica degli aiuti, attraverso la concessione di prestiti ai Paesi africani, non ha risolto il problema, ma ha aggravato la situazione di questi Paesi che hanno accumulato debiti enormi, che in molti casi non sono assolutamente in grado di pagare. Un Paese indebitato non ha possibilità di sviluppo.

    IL CLIMA

    L’Africa, tagliata a metà dall’equatore e compresa quasi tutta nella zona dei tropici, è caratterizzata dall’assoluto prevalere dei climi caldi. Si possono distinguere quattro fasce climatiche quasi orizzontali e parallele fra loro.
    - La parte centrale dell’Africa è caratterizzata dal clima equatoriale, le cui temperature sono molto elevate con un’escursione termica stagionale ridotta, e piogge abbondanti distribuite durante tutto l’anno.
    In questa zona climatica prevale la foresta pluviale ricchissima di animali e vegetali.
     

     

    Cartina climatica dell’Africa da L. Bersezio ‘I territori dell’uomo’ ed. De Agostini

    - A nord e a sud di questa fascia centrale ci sono due fasce di clima tropicale, con temperature elevate e piogge stagionali. In queste zone le foreste pluviali scompaiono, lasciando spazio alle savane, immense praterie dove pascolano branchi di grandi erbivori, insidiati da carnivori.
    In questa fascia i fiumi vengono nascosti alla vista dalle foreste a galleria.
    - La fascia successiva è quella arida, del deserto del Sahara a nord, e dei deserti del Kalahari e del Namib a sud, caratterizzata da temperature altissime, escursioni termiche giornaliere elevate (temperatura molto alte durante il giorno e molto basse durante la notte), piogge scarsissime.
    - Infine ci sono, alle estremità nord e sud del continente, le regioni di clima temperato mediterraneo: queste aree godono del beneficio del mare e qui compare la macchia mediterranea con arbusti spinosi.

    COLONIALISMO E DECOLONIZZAZIONE

    Alla fine dell’Ottocento le grandi potenze europee, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Portogallo e Germania si divisero il continente africano, interessati allo sfruttamento delle sue risorse. Ciò avvenne nel 1884-85 con la Conferenza di Berlino. Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale l’Africa era quasi completamente costituita da colonie (anche italiane). Le colonie erano amministrate da funzionari europei oppure avevano un governo dipendente dalla Potenza che le dominava.

    Cartina relativa alla decolonizzazione dell’Africa da Bernardi- Salgar- Pappalardo-Vantini ‘Georeporter- Paesi Extraeuropei (Quaderno del lavoro)’ ed. ATLAS

     

    Non avevano organi politici propri, tranne che non fossero state concesse condizioni speciali. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, uno dei primi compiti delle Nazioni Unite, fu quello di avviare una politica di decolonizzazione, trasformando le colonie in Stati indipendenti. Fu un evento rivoluzionario poiché fece sì che la maggior parte della popolazione mondiale fosse in condizione di autogovernarsi. Il passaggio all’indipendenza fu, in diversi casi, difficile e caratterizzato da lotte nei territori che dovevano liberarsi. Ottenuta l’indipendenza, un certo numero di Paesi non ha avuto problemi ad autogovernarsi perché la Potenza dominante aveva, durante il periodo coloniale, creato delle strutture amministrative. Più spesso invece, molte popolazioni si sono avviate all’indipendenza senza avere né la preparazione né i mezzi per farlo. La società tradizionale dell’Africa nera era basata sulle tribù e non su Stati organizzati: al momento dell’indipendenza le organizzazioni locali erano troppo deboli per gestire la situazione e non esisteva quindi una classe dirigente: sono quindi emerse notevoli difficoltà e si sono verificati periodi di instabilità politica, che hanno impedito un adeguato sviluppo di questi Paesi.
    Il dominio coloniale ha lasciato profonde tracce nel continente africano: gli stessi confini degli Stati attuali sono il risultato della suddivisione fra le potenze europee e non tengono conto della reale distribuzione dei popoli africani sul territorio. In diversi casi, al momento dell’indipendenza, gruppi etnici in secolare conflitto tra loro, si sono trovati all’interno dello stesso Stato e hanno dato luogo a cruenti conflitti che, in alcune aree dell’Africa, continuano tuttora. A questi si sono aggiunti scontri di natura politico-religiosa.
    In alcuni Stati africani permane il colonialismo culturale, poiché la lingua ufficiale e il modello di vita sono quelli dell’ex Paese dominante. In molti all’indipendenza politica non è corrisposta quella economica: si è così creata una forma di colonialismo economico o neocolonialismo, che sfrutta il debito contratto dai Paesi sottosviluppati e li mantiene in una situazione di dipendenza dai Paesi più ricchi. La situazione è tale che, anche le vicende politiche interne dei Paesi più deboli, sono condizionate dagli Stati più forti, in difesa dei propri interessi economici. Anche le società multinazionali straniere hanno sfruttato a proprio vantaggio l’inferiorità economica degli Stati africani, per siglare contratti commerciali favorevoli e garantirsi enormi guadagni.

     Materie prime: uno scambio INEGUALE tra Nord e Sud

    In Africa i giacimenti minerari e le fonti energetiche sono variamente distribuite nel continente. Le fonti di energia sono costituite da petrolio e metano presenti nella fascia sahariana e in giacimenti sottomarini scoperti in varie parti delle acque costiere. L’Africa possiede grandi risorse minerarie, ma è il continente meno industrializzato del mondo poiché le attività si limitano all’estrazione dei minerali che vengono poi venduti all’estero. In questi stati mancano, quasi del tutto, le strutture industriali, la tecnologie, le vie di comunicazione ed i capitali necessari per le trasformazioni industriali; quindi lo sfruttamento delle risorse naturali è in mano a potenze straniere o a società multinazionali.

    Miniera di diamanti,a cielo aperto, a Kimberley, nella Repubblica Sudafricana Da AA.VV. Magellano 3/B ed.Lattes

     

    Continua ancora oggi l'utilizzo dei materiali naturali; molti metalli tradizionali sono stati sostituiti dalle plastiche, dai materiali compositi e da materiali ceramici avanzati. Nel frattempo sono diventati di notevole importanza alcuni metalli strategici che servono nell'ambito delle telecomunicazioni e dell'informatica.

    Stati importatori e Stati esportatori

    Nella maggior parte dei Paesi africani il modello commerciale è rimasto quello del periodo coloniale: si esportano materie prime e prodotti agricoli  in cambio di manufatti industriali e prodotti di valore, soprattutto quelli ad alto contenuto tecnologico (vengono forniti anche ingenti quantitativi d’armi a tutti i gruppi in lotta nelle numerose guerre che insanguinano l’Africa).

     

    Piantagione di cotone in Burkina Faso da AA.VV. Magellano 3/B ed.Lattes

    La maggior parte degli scambi avviene quindi con gli Stati che dominano il commercio mondiale ed impongono i loro prezzi e le loro condizioni: tutto questo fa sì che i prezzi delle materie prime siano sempre più bassi di quelli dei prodotti industriali e che i Paesi ricchi diventino sempre più ricchi e i quelli poveri, sempre più poveri. La dipendenza dell’Africa dai Paesi industrializzati è diventata molto più forte di quella dei Paesi in via di sviluppo degli altri continenti perché deve importare non solo prodotti per il consumo interno, ma anche quelli per avviare il processo di industrializzazione.

    Risorse sufficienti per una popolazione in grande crescita?

    L'Africa si presenta come una grande riserva di risorse naturali. Nonostante molti territori siano improduttivi, l'agricoltura nella regione tropicale umida produce in grande quantità generi molto richiesti dai mercati dei Paesi sviluppati. Nell'Africa a Sud del Sahara si trovano molti minerali preziosi, richiesti dal sistema economico mondiale moderno, soprattutto in Europa, Giappone e Nord America. Oggi in quest'area si produce un terzo di tutta la produzione d'oro del mondo, quasi tutta la produzione di diamanti e buona parte del rame. I distretti minerari, tuttavia, sono pochi e le esportazioni interessano quindi un numero esiguo di Paesi.

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    L'agricoltura, che per molti Paesi è la risorsa esclusiva, ha inoltre incrementi modesti di produzioni alimentari e comunque inferiori alle necessità richieste dalla esplosiva crescita demografica: l’aumento della produzione agricola è mediamente dello 0,2%, quello della popolazione è del 2-3% all’anno. Inoltre la produzione è spesso volta a soddisfare la richiesta dei mercati esteri (caffè,cacao, frutta esotica), utilizzando, per le piantagioni, terreni fertili che vengono sottratti alle coltivazioni necessarie a fornire cibo alla popolazione.

     

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     Debito estero (percentuale sul Pil)

    Dei 40 paesi con un peggiore rapporto Debito estero/Pil, 27 sono dell'Africa subsahariana (16 tra i primi 20).

    Mozambico

    443%

    Nigeria

    140%

    Congo

    366%

    Mali

    131%

    Guinea-Bissau

    354%

    Camerun

    124%

    Somalia

    284%

    Gabon

    122%

    Angola

    275%

    Togo

    121%

    Sudan

    262%

    Gambia

    118%

    Congo (R.D.)

    255%

    Burundi

    110%

    Costa d'Avorio

    252%

    Centrafrica

    103%

    Mauritania

    243%

    Etiopia

    100%

    Tanzania

    207%

    Kenya

    98%

    Zambia

    191%

    Ghana

    95%

    Malawi

    166%

    Guinea

    91%

    Sierra Leone

    160%

    Niger

    91%

    Madagascar

    142%

    Rwanda

    89%

    Fonte: Banca Mondiale

    Cartina tematica relativa alla distribuzione del debiti nei vari Paesi Bacchi-Londrillo ‘Attraverso i territori 2000’ ed- Bulgarini

    Come si forma il Debito di un Paese del Sud del Mondo:

    1

    Un paese prende a prestito una forte somma

    2

    Deve pagare gli interessi previsti alle scadenze stabilite

    3

    Deve restituire in rate successive il capitale prestato

    4

    Non riesce a farlo

    5

    Gli interessi non pagati vengono sommati al capitale iniziale, che aumenta

    6

    Il paese contrae nuovi debiti non produttivi, solo per pagare le rate

     

     

    La Microsoft di Bill Gates guadagna 34 milioni di dollari al giorno. La stessa somma che l'Africa subsahariana deve sborsare ogni giorno per pagare gli interessi dei debiti maturati.

     

    Dalla nascita del debito, sono state annunciate e applicate dai paesi creditori e da Banca Mondiale (WB) e Fondo Monetario Internazionale (FMI), una serie Piani di Aggiustamento Strutturali i cui costi ricaddero sulla popolazione del paese debitore, soprattutto delle fasce più deboli, nella forma di redditi ridotti, di maggiori imposte e tariffe, di diminuzione dei consumi, di tagli alla spesa sociale (sanità, istruzione, assistenza..)

     

    Nel 1996 Banca Mondiale e Fondo Monetario lanciano l’iniziativa sul Debito dei Paesi Fortemente Indebitati (HIPC): un insieme di misure volte a rendere "sostenibile" il debito estero di 41 paesi tra i più poveri, prevedendo una riduzione del debito dei paesi considerati, dopo 6 anni di istruttoria e di buona condotta, nonché l’applicazione da parte dei singoli governi di Piani di aggiustamento strutturali. Un'iniziativa troppo lenta e poco efficace per risolvere la questione del debito.

     

    L’unico obiettivo possibile è chiedere una cancellazione del debito dei Paesi più poveri che non può essere ripagato, che in termini reali è stato già ripagato. E' il cosiddetto debito odioso, contratto da regimi repressivi, per finanziare politiche e progetti concepiti in modo errato, che è finito nella casse personali di molti dittatori e che, il più delle volte, è stato speso per l’acquisto di armi o per finanziare guerre o repressioni militari.

     

    IL SISTEMA ECONOMICO

    Il sistema economico di un Paese si basa su un meccanismo apparentemente semplice:

    I grandi Paesi che possiedono capitali da investire e tecnologia per la produzione industriale, sono pochi, mentre spesso sono i Paesi in via di sviluppo ad avere grandi risorse naturali, che devono vendere per acquistare manufatti all’estero: il costo dei prodotti industriali è sempre superiore a quanto incassato per la vendita delle materie prime, per la cui trasformazione non sono attrezzati. L’economia vive quindi e produce in grande squilibrio tra chi governa il sistema industriale e commerciale e chi detiene solo le risorse naturali. Da qui gravi problemi della povertà, della fame e dell’emigrazione. Questa è la situazione dell’Africa, in cui mancano Paesi ad alto livello di industrializzazione.

    ADDETTI E TIPI DI AGRICOLTURA

    Cartina tematica relativa agli addetti all’agricoltura sul totale della popolazione attiva da Bernardi- Salgar- Pappalardo-Vantini ‘Georeporter- Paesi Extraeuropei’ ed. ATLAS

    Prendendo in considerazione nei vari Paesi del mondo gli addetti all’agricoltura sul totale delle persone attive, appare subito chiaro che il loro numero definisce non solo il tipo ma anche il livello dell’economia: più sono numerosi, infatti, più misere sono le condizioni economiche del Paese e infatti le aree con più addetti corrispondono nella quasi totalità alle fasce più povere del pianeta, dove si sviluppa un’agricoltura arretrata che richiede molta manodopera. Come si ricava dalla cartina, in gran parte dei Paesi africani gli addetti all’agricoltura sono dal 40 al 60% (e oltre) della popolazione attiva: questo ci indica che le condizioni economiche sono di grande povertà

    AGRICOLTURA

    Nonostante gli sforzi, in vasta parte delle terre coltivate sono tuttora impiegate tecniche primitive, proprie della cosiddetta agricoltura di sussistenza, volta alla produzione di derrate alimentari, come il sorgo e il miglio, necessarie per l’alimentazione delle popolazioni locali. Il terreno è scarsamente sfruttato e la produzione è ridotta e non è neppure sufficiente a garantire la sopravvivenza di quelle genti: nei periodi di siccità o di guerra, i raccolti mancano completamente.

     

    Agricoltura si sussistenza da Bacchi – Londrillo ‘Atttraverso i territori’ -Bulgarini

    Va poi aggiunto che, sterminate estensioni del territorio africano, sono desertiche, quindi improduttive. Inoltre un grave problema che affligge soprattutto le aree comprese tra deserto e savana, è la scarsità d’acqua che ostacola le possibilità di sviluppo agricolo.

    In Africa, oltre all’agricoltura di sussistenza, esiste quella di piantagione, praticata con tecniche avanzate ed investimenti di capitale solitamente stranieri: la produzione, costituita da caffè, cacao, frutta tropicale, cotone è destinata all’estero.

     

    Da www. Google.it/ imagines

     

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    Nelle aree steppiche e desertiche è ancora praticato un misto allevamento/ agricoltura da popolazioni nomadi che si spostano alla ricerca di pascoli, sfruttando contemporaneamente con tecniche tradizionali, le risorse del territorio.

    INDUSTRIALIZZAZIONE

    L’industrializzazione, in teoria, sarebbe favorita dalle abbondanti materie prime e dalle risorse energetiche: bauxite, ferro, rame, cromo, fosfati, petrolio, gas… presenti in enormi riserve, ma l’Africa è il continente meno industrializzato e, quasi ovunque, ci si limita all’estrazione dei minerali che vengono venduti all’estero. La produzione industriale africana, tolto il Sudafrica, costituisce solo l’1% di quella mondiale e occupa appena 2 milioni di addetti. A parte il Sud-Africa, i paesi più industrializzati sono, nell’ordine, Egitto, Algeria, Marocco, Tunisia, seguita a distanza da Nigeria, Kenya, Zambia. Risultati poco soddisfacenti si sono avuti anche nello sfruttamento di risorse idroelettriche che pure avrebbero buone potenzialità. Nel continente infatti, nonostante la realizzazione di grandi opere idriche, l’utilizzo dell’acqua a fini energetici è ancora carente.

    TRASPORTI E VIE DI COMUNICAZIONE

    Da tempo, in Africa stanno scomparendo i vecchi mezzi di trasporto (carri a trazione animale, asini, cammelli…) e a essi stanno subentrando gradualmente gli autoveicoli. Nel continente tutte le principali vie di comunicazione si diramano dalle città più importanti, ma sono numerose e relativamente ben tenute soltanto fra le grandi piantagioni, i centri minerari e i porti commerciali, mentre vastissimi territori ne sono del tutto privi. Il trasporto aereo sta diventando più importante. Il trasporto marittimo fa capo ad alcuni porti tradizionali (Casablanca, Alessandria d’Egitto e Città del Capo).

    SITUAZIONE AMBIENTALE

    L’Africa, dato il basso livello di sviluppo industriale, non presenta problemi di inquinamento derivanti dalla presenza di industrie. L’estrazione mineraria a cielo aperto ha creato, in alcune situazioni, danni all’ambiente. L’agricoltura di piantagione produce a lungo andare un impoverimento dei terreni in cui si coltivano sempre le stesse piante, poiché vengono meno le sostanze nutritive. Un rischio per l’ambiente è legato alla desertificazione nei territori ora occupati dalla steppa: ai margini del deserto le popolazioni, sempre più numerose, cercano di sfruttare al massimo il territorio per cercare di sopravvivere: così sono stati ampliati i campi ai danni dell’ultima vegetazione spontanea, sono stati tagliati alberi e arbusti per ottenere legna da ardere, l’erba dei pascoli, per l’aumento dei capi di bestiame, si è impoverita sempre più e calpestata dalle mandrie, un po’ alla volta è scomparsa. Il terreno non più protetto dalla vegetazione si inaridisce irrimediabilmente: è l’inizio della desertificazione, che ha comunque anche cause naturali, legate all’aumento della temperatura.


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    Anche la deforestazione ha creato seri danni con la distruzione di ampie aree di foresta: il fenomeno è dovuto al bisogno di trovare nuovi terreni all’agricoltura o di ottenere legnami pregiati, destinati alla vendita. Problemi notevoli sono legati alla savana: oltre agli incendi , in parte dovuti alla siccità, in parte appiccati dalle popolazioni locali per procurarsi terreno da coltivare, vi sono quelli provocati dall’espansione delle città, a dir il vero limitati a aree circoscritte, e quelli dovuti al turismo.

     Per lungo tempo una delle attività preferite dai turisti è stata la caccia che ha contribuito a ridurre il numero di animali di varie specie, ma da questo punto di vista hanno fatto danni maggiori i bracconieri che, per ricavare pelli e avorio, hanno ucciso moltissimi capi, tanto da mettere a repentaglio l’esistenza stessa di intere specie (elefante, rinoceronte…).  Sono state adottate misure per reprimere il bracconaggio e per proteggere alcuni animali (proibizione del commercio di avorio) e sono stati istituiti Parchi naturali per salvaguardare la savana, che sono diventati meta del turismo internazionale. Nelle aree a clima caldo umido la vastissima vegetazione spontanea e la presenza di vaste paludi, favoriscono la vita degli insetti, alcuni dei quali trasmettono malattie e rendono l’ambiente malsano, con rischi per le popolazioni locali. (malaria, dengue, febbre gialla…). 

    Donne al pozzo da AA.VV. Magellano 3/B ed.Lattes

    Un altro grave problema che affligge l’Africa è la scarsità d’acqua, tanto che soprattutto nella fascia subsahariana, le donne sono costrette a percorrere ogni giorno chilometri, per trovarla: è chiaro che in questa situazione la necessità dell’acqua a scopi alimentari, va a scapito della pulizia e dell’igiene. Spesso si usano acque infette, che sono veicoli di malattie importanti.

    FARMACI

    Nelle zone di campagna più arretrate sono ancora diffuse tradizioni e superstizioni che portano ad affidarsi allo stregone, allo sciamano, piuttosto che alla medicina. In alcuni casi però non resta altro, perché le possibilità di assistenza sanitaria sono concentrate solo nelle grandi città, quindi per rivolgersi a un medico bisogna percorrere enormi distanze. La cosa più grave comunque è il fatto che spesso in Africa i pazienti non utilizzano i farmaci poiché non hanno i soldi per acquistarli, date le condizioni di estrema povertà. Anche quando vengono forniti gratuitamente dalle organizzazioni umanitarie, li rivendono per guadagnare qualcosa (vedi la testimonianza della Sig.Blaco). In altri casi non sono in grado di seguire correttamente tutto il trattamento, per mancanza di informazioni e di assistenza sanitaria. Le vaccinazioni ai bambini per proteggerli da alcune malattie, non sono sistematiche poiché i Paesi non hanno i mezzi né le strutture sanitarie per farlo: l’Oms e le Organizzazioni umanitarie intervengono, ma non riescono a coprire tutto il territorio e a eliminarle.

    Da Emergency N.25 – Dicembre 2002

    ‘E’inaccettabile che la mancanza di denaro si trasformi in mancanza assoluta di un semplice antibiotico o antimalarico. Ci sono malattie che le erbe e le radici non possono curare, ci sono superstizioni che possono far morire’ ‘Chi ha bisogno di un medico, viaggia per giorni verso l’ospedale più vicino’
    Il problema dei farmaci è ancor più grave. Nel 2000 il 90% dei farmaci è stato utilizzato nei Paesi industrializzati, poiché la logica del mercato porta a trascurare le necessità di chi non ha peso sul mercato.
    Uno studio del 1999 evidenzia che solo 13 dei 1233 farmaci in commercio sono stati concepiti per curare le malattie tropicali.  Ciò è dovuto al fatto che le multinazionali farmaceutiche ritengono poco economico investire sulle malattie tropicali perché sanno che troppo pochi clienti sarebbero in grado di pagare le cure necessarie: insomma non ci sarebbe guadagno in Africa e negli altri Paesi in via di sviluppo, quindi preferiscono investire per il mercato del mondo ricco e industrializzato, proponendo nuovi farmaci per soddisfare le sue richieste. E’ terribile pensare di curare l’obesità o la calvizie, perché fanno guadagnare e ignorare i bisogni di milioni di ammalati poveri. I farmaci essenziali sono quelli che ‘soddisfano i bisogni della maggioranza della popolazione in materia di cure sanitarie e devono essere sempre disponibili in quantità sufficiente e sotto la forma farmaceutica appropriata’. Così vengono definiti i farmaci essenziali nella lista pubblicata nel 1977 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). In questa lista, progressivamente aggiornata e oggi diffusa in 150 Paesi, non sono stati inclusi farmaci coperti da brevetto, perché troppo costosi e pertanto non accessibili ai Paesi poveri.
    I farmaci essenziali possono essere brevettati o generici; inoltre vanno distinti:
    - i farmaci non conformi (che non rispondono agli standard di qualità)
    - i farmaci contraffatti (falsificazioni delle specialità di marca)
    - i farmaci abbandonati (la cui produzione è sospesa perché utili solo per Paesi poveri che però non possono permettersi di comprarli

     

    Da ‘Repubblica’ del 22-12-2002

    Gli USA hanno bloccato al WTO (World Trade Organization- Organizzazione del Commercio Mondiale) l’accordo sulla diffusione dei prodotti salvavita a basso costo contro TBC, malaria, Aids e una quindicina di altre malattie tropicali. Gli USA hanno deciso che i monopoli farmaceutici non si toccano e le medicine si comprano alle condizioni stabilite da chi detiene il brevetto.

     Ciò impedirà ai Paesi poveri di acquistare le medicine necessarie. All’interno del WTO i Paesi africani hanno parlato di scandalo, di nuova apartheid, l’UE hanno cercato di mediare, India e Brasile se ne vanno. Era l’ultima occasione per concludere un accordo tale da permettere ai governi del Terzo Mondo di produrre o comprare farmaci a prezzo più basso di quello di mercato, che non possono permettersi. Così restano validi i brevetti ventennali sulle medicine e nel caso dell’Aids significa che continuerà il monopolio delle sette compagnie farmaceutiche che fino al 2016 hanno l’esclusiva delle cure. Il Presidente di Pharma dice che si tratta di difendere i loro investimenti in ricerca e sviluppo. La direttrice dell’OMS ribatte che’ non è tollerabile che medicine vitali siano riservate a pochi privilegiati mentre milioni di malati muoiono’.
    In India già da anni la compagnia Cipla produce medicine ‘copiate’ che vende ai Paesi poveri a prezzi inferiori fino a 10 volte a quelli di mercato. La terapia anti-Aids costa in Occidente 10-15 mila dollari, a Bombay viene venduta a 600 dollari, a Medici senza frontiere è stata fatta pagare ancora meno. Va precisato che in India è legale riprodurre medicine brevettate altrove, purché si dimostri che si utilizza un processo di fabbricazione diverso, ma il principio attivo può essere lo stesso. India, Brasile e Sudafrica non hanno aderito agli accordi TRIPS (Trade Related Aspects of Intellectual Property – Aspetti relativi al commercio dei diritti di proprietà intellettuali) e producono già farmaci generici.

    Abbiamo letto all’inizio del lavoro :

    ‘Ogni individuo ha diritto a un livello di vita sufficiente a garantire la salute, il suo benessere e quello della famiglia, principalmente per l’alimentazione, il vestiario, l’abitazione, le cure mediche e i servizi sociali necessari’ .
    Art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
    ‘ La salute è un diritto’
    dice l’art.25 ma in Africa ci pare dipenda solo dai soldi, quindi non è ancora un diritto , ma un privilegio
    L’ OMS
    definisce la salute come ‘uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale’. Questo concetto applicato in Africa, ci fa capire che non solo gli ammalati, ma anche altri milioni di persone non sono in uno stato di salute, di benessere, perché afflitti da povertà, scarsità di cibo e di acqua, analfabetismo, mancanza di assistenza, guerre.

     

    Da ‘Repubblica’ del 18 febbraio 2003
    ‘Big Pharma, la lista USA
    "Ecco le malattie dei poveri"

    Gli americani hanno stilato una lista di 21 malattie, in base alla quale ‘scontare ‘le medicine dei poveri. Questa è la proposta degli USA avanzata nella riunione plenaria del WTO a Ginevra, indetta per togliere i brevetti ad alcune medicine salva-vita nel Terzo Mondo.
    Questa lista è destinata a suscitare polemiche:esistono malattie per cui i poveri hanno diritto di curarsi con tariffe agevolate e altre per cui devono invece pagare il prezzo pieno. L’elenco dei farmaci contiene una postilla che prevede la possibilità di stabilire altre medicine scontate, ma solo in caso di epidemia.
    Ancora prima di essere discussa l’iniziativa Usa ha già sollevato reazioni negative: ’Non si può fare un’unica lista delle malattie del Terzo Mondo poiché in Africa ci sono nazioni flagellate da pneumonite, in certi Paesi dell’Asia sono in aumento le morti per cancro. E il diabete, considerata una patologia dei ricchi, sta colpendo anche popolazioni povere’ ha detto G. Velasquez dell’OMS.
    B. Pecoul di ‘Medici senza frontiere’ è ancora più severo nel giudizio:’ Quasi tutte le malattie citate come ad esempio la dengue non hanno terapie disponibili, in altri casi ci sono farmaci vecchi, senza brevetto’. Le multinazionali, dette ‘Big Pharma’ premono per ridurre la lista delle malattie, temendo che i prezzi scontati nei Paesi poveri possano contribuire a far abbassare i prezzi anche in Occidente.
    La battaglia vede da una parte il diritto alla salute di milioni di ammalati, dall’altra gli interessi finanziari delle aziende farmaceutiche.
     

    Lista delle malattie che possono essere curate con farmaci ‘generici’ (contenenti gli stessi principi attivi dei farmaci brevettati)

    Aids
    Malaria
    TBC
    Febbre gialla
    Meningite
    Dengue
    Malattia del sonno
    Influenza
    Epatite
    Leptospirosi
    Polio
    Tifo
    Febbre tifoide
    Rosolia
    Febbri emorragiche
    Leishmaniosi
    Shigellosi
    Pertosse
    Schistosomiasi

    Malattie che non possono essere curate con farmaci ‘generici’

    Diarrea
    Polmonite
    Malattie cardiovascolari
    Cancro
    Diabete

     


     

    CONCLUSIONI

    Dopo aver analizzato la situazione sociale, economica, ambientale dell’Africa e aver visto quali e quante malattie colpiscano queste popolazioni (nella foto accanto la localizzazione su una carta geografica delle singole malattie), già provate da molti altri gravi problemi, abbiamo letto e ascoltato testimonianza per verificare il nostro lavoro di ricerca e abbiamo voluto capire perché manchino vaccini e medicine: ci siamo resi conto che la situazione, a proposito dei farmaci sia più grave e complessa di quanto credessimo.

     

     

     

    www.parker.firenze.net/farmaci.htm
    www.globalizzazione.bbk.org/lotta.htm

     COSA ABBIAMO CAPITO

    Abbiamo letto all’inizio del lavoro :

    ‘Ogni individuo ha diritto a un livello di vita sufficiente a garantire la salute, il suo benessere e quello della famiglia, principalmente per l’alimentazione, il vestiario, l’abitazione, le cure mediche e i servizi sociali necessari’ .

    Art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ‘ La salute è un diritto’ dice l’art.25 ma in Africa ci pare dipenda solo dai soldi, quindi non è ancora un diritto, ma un privilegio
    L’ OMS
    definisce la salute come ‘uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale’

    Questo concetto applicato in Africa, ci fa capire che non solo gli ammalati, ma anche altri milioni di persone non sono in uno stato di salute, di benessere, perché afflitti da povertà, scarsità di cibo e di acqua, analfabetismo, mancanza di assistenza, guerre.
    Infatti, se le condizioni di salute di un popolo dipendono dall’insieme di questi elementi

    allora possiamo dire che, da quanto abbiamo saputo dall’analisi delle condizioni generali, in Africa tutto questo non è adeguato a garantire la salute.

    Ma se la salute è un diritto umano e gli Africani sono uomini, perché i grandi Summit Internazionali non fanno nulla perché questi milioni di persone ne possano godere?
    Forse dovrebbero mettere in discussione il benessere del Nord, raggiunto a scapito dei Paesi del Sud, ma lo vogliono veramente? Lo vogliamo veramente?

    TESTIMONIANZE

    Ricordi di uno di noi (Samba)

    Questo progetto mi ha colpito molto perché mi ha aiutato a conoscere le malattie che ci sono in Africa. Io abitavo in Senegal, a Dakar, e conoscevo solo il colera. Una volta sono andato a Casamans, a trovare un amico di mio padre, ma ho visto la gente che aveva la febbre, ma non poteva andare in ospedale perché non avevano la macchina. Non avevano farmacie, non avevano l’acqua e avevano poco cibo. Quando ho visto questa gente sono rimasto immobile perché non sapevo che ci sono queste cose in Senegal. (Samba)

    Lettera dal Villaggio di Mapanda, in Tanzania (lettera del 5-11-2002)

    Ecco alcuni brevissimi dati, a prima risposta di quanto richiesto.

    Mapanda è un grosso villaggio nella regione di Iringa, sull’Altopiano Meridionale (circa 1700 metri s.l.m.) della Tanzania. Ai 3500 abitanti del villaggio, di cui circa la metà ha meno di 18 anni e 700 sono scolari delle scuole elementari (classi dalla 1^ alla 7^), è offerto un servizio sanitario essenziale di primo soccorso all’interno del villaggio. In questa struttura che chiamiamo "dispensario" opera un medico rurale (2 anni di preparazione alla professione) e due infermiere di cui una è ostetrica. I servizi offerti sono principalmente di due tipi: visite ambulatoriali, con diagnosi di malattie ordinarie, e clinica materno- infantile, dove vengono periodicamente seguite le mamme incinte fino al momento del parto, e dove i neonati ricevono le vaccinazioni principali nei primi due anni di vita e vengono seguiti con controllo del peso e delle condizioni generali fino all’età di cinque anni.

     

    www.sas.upenn.edu/African_Studies/CIA_Maps/Tanzania_19886.gif

    Le visite ambulatoriali purtroppo si fermano alla diagnosi, mentre sarebbe previsto dalla vigente legislazione che anche la terapia, cioè le medicine necessarie vengano fornite dal dispensario, e gratuitamente, almeno per le malattie più consuete. Data la situazione di grave e purtroppo crescente povertà del paese, le medicine non vengono quasi più fornite dal governo, e quindi i malati devono, se ne hanno i mezzi, comprarle nei negozi specializzati, pagandole fior di quattrini. Spesso però le condizioni dei malati richiedono che essi vengano trasferiti a strutture più fornite di mezzi. Nella nostra zona il passaggio successivo al Dispensario di villaggio, è portare il malato al Centro Sanitario di Usokami, (una struttura missionaria dove lavorano insieme suore e personale locale) che è quasi un ospedale con ambulatori, laboratorio di analisi, 70 letti per degenti adulti e altrettanti per bambini. I bambini sono soprattutto ricoverati nella sezione malnutrizione, dove per circa 30 giorni, con l’aiuto delle loro mamme (o nonne, o sorelle) e dei sanitari vengono riabituati a mangiare e ad avere appetito.
    Il passaggio successivo è il ricovero presso l’ospedale in città (circa 120 km da Mapanda, 5 ore di viaggio con una corriera sgangherata). Si può scegliere tra l’ospedale governativo, che dovrebbe essere gratuito, ma è quasi completamente sfornito di medicine e di strumenti moderni per gli esami e le operazioni, e l’ospedale privato della diocesi, più fornito sia di medicine, che di servizio di personale e di strumenti, ma piuttosto costoso.
    Le malattie che più colpiscono la popolazione del nostro villaggio, come pure di tutta le regione di Iringa, sono in ordine di causa di mortalità:

    Malaria: sono state fatte ricerche statistiche in loco, e ONG (Organizzazioni Non Governative) ad hoc hanno distribuito zanzariere da letto e polvere antizanzare a basso prezzo.
    Poi viene la Dissenteria, con tutte le malattie gastroenteriche simili (da Diarrea, a disidratazione, a colera, ecc.). Questa colpisce soprattutto i bambini nei primi 7 anni di età.
    Poi c’è la Tubercolosi, soprattutto polmonare, ma anche ossea. Per questa malattia, che colpisce circa un terzo della popolazione locale, vengono fornite gratuitamente le medicine dal governo per tutta la durata della terapia (30 giorni di punture e poi ancora 2 mesi di pastiglie). Questa malattia, se diagnosticata per tempo e subito curata, e soprattutto se non è contemporanea (e cioè conseguente) all’ AIDS, non è sempre mortale.
    Infine l’AIDS: forse bisogna affrontare come argomento a sé questa malattia che nel corso degli ultimi 5 anni ha conosciuto una diffusione devastante, non solo tra la popolazione delle poche città tanzane, ma perfino nei nostri villaggi.

    Le scarse attenzioni igieniche, la diffusa promiscuità sessuale, la scarsissima sensibilizzazione sui gravi rischi per la popolazione soprattutto giovane, la povertà culturale, frutto di povertà anche alimentare, sono tra i fattori che contribuiscono alla diffusione esponenziale di questa malattia, che in Africa è sempre mortale.
    Per ora mi fermo qui. Spero che almeno alcuni dati e spunti possano essere utili.
    Se serve altro scrivetemi, e con i miei soliti tempi cercherò di rispondervi.
    Buon lavoro!
    Gabriele Brandolini

    Incontro con la Sig. Rita Blaco, volontaria della CRI

    Mercoledì 18 dicembre la Sig. Rita Blaco, volontaria della CRI, è venuta a scuola e ci ha parlato della sua esperienza di infermiera in Somalia, dove ha partecipato nel 1993 alla missione umanitaria dell’esercito in ambito ONU
    L’ospedale da campo, mobile, previsto per l’assistenza ai soldati italiani, si trasformò in struttura di servizio per le popolazioni locali, anzi l’unica struttura sanitaria completa in quella fascia di Somalia.

    da Famiglia Cristiana n. 26 2001

     


    Nei tre mesi in cui è stata in Africa, la signora ha visto come vivono le persone e anche come si curano, quando si ammalano. La grave situazione sanitaria è legata alla scarsa igiene, alla malnutrizione, all’uso di pratiche mediche arretrate: nei villaggi i medici sono ancora gli stregoni, che fanno resistenza contro tutto ciò che rende incerta la loro posizione.
    Le patologie più diffuse sono: dopo l’Aids, la malaria, la tubercolosi, malattie della pelle, dissenteria, lebbra. Dalle diapositive che ci ha mostrato, abbiamo visto l’acqua fangosa che usano, prendendola direttamente dal fiume: all’invito ad usarla solo dopo averla bollita per non rischiare contagi, le persone del luogo rispondevano che così non ha sapore e continuavano come sempre.
    Negli ambulatori del campo arrivavano persone anche da molto lontano e qui venivano visitate e ricevevano le medicine necessarie, ma poi gli italiani scoprirono che le vendevano al mercato per procurarsi i soldi per il cibo e quindi furono costretti a dare solo la dose giornaliera, anche se, per completare la cura, gli ammalati dovevano percorrere molti chilometri al giorno.
    Anche i bambini facevano la stessa strada per arrivare alla scuola che avevano aperto al campo, dove erano sicuri di ricevere anche il cibo.
    Ci ha raccontato che nei villaggi le donne, per partorire, vengono portate lontano dalle capanne, nel deserto, accompagnate dallo stregone o da una donna anziana, ma spesso, in quelle condizioni, senza alcuna precauzione igienica, vengono colpite da infezioni e muoiono.
    Tra le diapositive ha mostrato felice quella del primo bambino nato al campo e ci ha spiegato che ha scoperto, con sorpresa, che alla nascita i bimbi sono bianchi e cominciano a scurirsi dopo 15 minuti.
    Hanno anche allestito due ambulatori all’esterno del campo e hanno preparato alcuni somali, attraverso lezioni pratiche e teoriche, a gestirli dopo la loro partenza.
    Ci ha detto che le difficoltà principali che hanno incontrato sono state:

    Tuttavia hanno anche provato soddisfazioni:

    Ha concluso affermando che pensa sempre allo sguardo dei bambini somali, che oltre alle altre difficoltà, soffrivano anche per la guerra, come tutti i bambini del mondo.

    Bilancio dell’esperienza
    (
    dagli scritti dei ragazzi)

    Il progetto è risultato interessante per tutti noi che, lavorando, abbiamo scoperto una realtà in gran parte sconosciuta.
    Abbiamo capito che l’Africa è un continente poverissimo che ha bisogno di capitali per cambiare la sua situazione e garantire il benessere individuale di ogni uomo. L’Africa è colpita da tutte le tragedie: guerre, catastrofi naturali, malattie, mancanza di cibo. Tutto questo porta alla povertà più assoluta. Mancano anche i medici e molte persone muoiono per malattie gravi.
    E’ stato un progetto utile per farci capire che ci sono diverse realtà nel mondo e l’Africa si differenzia da noi in modo eccessivo.
    Abbiamo anche visto che tutti gli uomini hanno diritto di stare bene, mentre in Africa questo non è possibile. Dopo aver conosciuto la situazione africana, abbiamo deciso di donare la somma offerta a noi, a un’organizzazione di volontariato in Africa: secondo me è giusto aiutare il prossimo (Barbara).
    Lavorando in questo progetto, abbiamo imparato cose fondamentali sull’Africa. Abbiamo imparato che ha molte materie prime, ma per mancanza di capitali, non riesce a trasformarle. Mancano anche molti medicinali per curare malattie, che possono diventare mortali, se non si interviene.(Alex)
    Prima di fare questo progetto io non conoscevo tutti i problemi che ci sono in Africa. E’ molto strano sentire dire che, ancora ai nostri tempi, ci siano Stati con tante malattie che non possono essere curate per problemi economici. Questa è una cosa ingiusta: penso che gli Stati ricchi dovrebbero dare un ulteriore aiuto a questi Paesi che non possono permettersi né il cibo né le medicine.(Emanuele)
    La mia impressione sul progetto è positiva perché mi ha interessato molto. Sono rimasto alquanto colpito dal fatto che questa terra abbia tutte le malattie del mondo e che ci siano solo delle Associazioni di Volontari che intervengono . Credo che dovrebbero intervenire anche gli Stati ricchi: per esempio il Presidente Bush, invece di pensare a fare la guerra all’Iraq (sembra una questione di famiglia, visto che il padre fece nel 1991 la guerra del Golfo) dovrebbe portare medici e medicine. (Luca C.)
    Sono rimasto molto stupito facendo il confronto tra la vita in Europa e la vita in Africa: cose che a me sembrano banalissime, per loro sono realtà inimmaginabili. (Marco B.)
    Questo progetto è stato utile per studiare e capire i diversi problemi di questo immenso continente. Le malattie devastano un’intera popolazione e non mi aspettavo che le condizioni di vita in Africa potessero essere così gravi. Il fatto che esistano malattie è una cosa normale, ma mi sembra strano il fatto che non si riesca a trovare una soluzione ai problemi africani. (Marta)
    Il lavoro sul progetto mi ha interessato molto e mi ha fatto conoscere nuove malattie e la difficoltà che hanno gli africani a combatterle. L’esperienza che mi ha colpito di più è stato l’incontro con la sig. Rita Blaco che ci ha mostrato delle diapositive relative al suo intervento di volontaria in Somalia. (Giada)
    Questo progetto ci è servito per capire che non bisogna pensare solo a noi stessi, ma bisogna aiutare anche le persone che stanno peggio di noi, provando a metterci nei loro panni. Tutte le persone hanno diritto alla salute, anche se in Africa questo diritto non sembra essere riconosciuto. (Leila)
    Questo progetto sulle malattie in Africa mi ha fatto scoprire cose che non immaginavo neanche. Non pensavo che ci fossero tante malattie gravi, che fanno morire moltissime persone. Le persone e gli Stati sono molto poveri e non hanno i soldi per comprare le medicine. Il lavoro mi ha fatto capire che questa situazione deve cambiare perché troppe persone muoiono per queste malattie e per la povertà che impedisce alla gente di curarsi. (Sara)
    Questo progetto è stato interessante, anche perché non sapevo che l’Africa avesse tutte le malattie possibili e che fosse così povera. Visto che eravamo così interessati la professoressa ha chiamato un’infermiera che è stata in Africa e che ci ha mostrato delle diapositive: abbiamo visto delle persone che prendevano l’acqua dal fiume, che facevano chilometri per prendere le medicine e dovevano tornare tutti i giorni: ricevevano infatti solo la dose giornaliera, altrimenti le avrebbero vendute al mercato per procurarsi i soldi per il cibo. Questa è stata la cosa che mi ha colpito di più. (M. Francesca)
    Facendo questo lavoro, ho capito quali sono i problemi dell’Africa e ho conosciuto malattie di cui ignoravo l’esistenza, scoprendo che mancano i medicinali e ci sono pochi medici. Anche la malnutrizione è un grave problema poiché l’alimentazione carente causa spesso malattie gravi. (Luca G.)