Interviste ai nonni

Attraverso varie interviste ai nostri nonni, abbiamo scoperto che un tempo si riutilizzava molto di pių e c'era meno inquinamento . La parola "buttare" non esisteva.
La maggior parte delle volte i vestiti venivano passati da figlio in figlio e i giochi venivano fabbricati a mano (dagli ombrelli vecchi venivano cavate le asticelle che venivano usate come frecce per l'arco).
Con la cenere della stufa o del caminetto si creava il detersivo e, con gli scarti del maiale, il sapone .
Persino le piume del pollo venivano riutilizzate per fare materassi e cuscini.
Dopo che i conigli venivano uccisi per essere mangiati, si prendeva la pelle, si conciava e si rivoltava per metterla nelle manopole della bicicletta e tenere calde le mani.
Inoltre esistevano solo bottiglie in vetro e damigiane e botti in legno per il vino.
Il latte delle mucche veniva munto e messo nei contenitori di alluminio o di rame, visto che non esisteva la plastica.
Le cose non pių riutilizzabili come il letame delle mucche e i resti del cibo, sempre scarsi, che non potevano essere dati in pasto agli animali della casa (cani o maiali), venivano messi in un buco e usati come concime per la terra; gli stracci, ferri e cartone venivano venduti a un uomo che li raccoglieva, passando col carretto per la campagna.
Un pensiero comune di tutti i nonni č che circa 60 anni fa tutto era prezioso e a nessuno passava per la testa di buttare via qualche cosa.