Dalle alghe eccedenti la carta da disegno

I residui della lavorazione del mais o la spremitura degli agrumi e dell'uva, la foglia della barbabietola, torsoli e bucce di mele, polpa della barbabietola, esuberi o rifiuti agricoli che, nella sola unione Europea, ammontano a diversi milioni di tonnellate all'anno, sono materiali utili per produrre carta.

Con la farina integrale

Dapprima occorre trasformare gli esuberi in farina integrale insolubile.

Il materiale viene essiccato, poi macinato.

La farina viene aggiunta all'impasto cartario, a parziale costituzione delle fibre di cellulosa provenienti degli alberi. Il procedimento avviene senza l'utilizzo di prodotti chimici, quindi senza la formazione di sottoprodotti inquinanti. Mediamente, la percentuale delle farine agro- alimentari utilizzate varia da 3 al 30%.

L'alga carta

E' stata inventata in Veneto ed è prodotta con le alghe rimosse dalle acque lagunari. Le alghe contribuiscono a mantenere l' equilibrio ecologico, poiché offrono nutrimenti a diversi organismi acquatici e producono ossigeno, ma quando sono in eccesso provocano asfissia e muoiono i pesci. L'eccedenza ammonta a circa 50mila tonnellate all'anno e, fino a qualche anno fa, questo materiale poneva enormi problemi di smaltimento, essendo putrescibile. L'alga fresca viene essiccata in forni subito dopo la raccolta. Viene poi insaccata e trasportata in un cartiere dove è macinata e ridotta in farina. L'alga carta ha un colore verde chiaro o avorio, ma nel tempo tende a schiarire. Presenta inoltre una leggera patinatura. Gli impieghi vanno dal foglio per la scrittura alla carta per fotocopie. Le ricadute ambientali sono interessanti: le 50mila tonnellate di alghe raccolte annualmente, permettono un risparmio di circa 30mila tonnellate di alberi.

Ricadute positive

La produzione di carta impiega quantità inimmaginabili di cellulosa, calcolando che ogni anno il fabbisogno di carta aumenta del 3%. Ne consegue un incremento dello sfruttamento del terreno, solo per questo settore, di 700mila ettari annui abiliti nella coltivazione di alberi. Come ulteriore conseguenza, il prezzo della cellulosa salirà, a causa della crescente mancanza di disponibilità. La carta ottenuta da residui vegetali riduce il taglio di alberi e non richiede modifiche del ciclo di produzione. Inoltre, non utilizza sostanze tossiche, non inquina l'ambiente e riduce i costi di gestione delle acque reflue di lavorazione.

Al bando gli sprechi

L'agricoltura e arboricoltura producono materie prime indispensabili alla vita dell'uomo: alimenti, medicine, cosmetici, fibre tessili e legno per l'industria e il riscaldamento. Solo una parte di questi prodotti è utilizzata e ogni anno tonnellate di rifiuti vegetali devono essere comunque smaltiti. Parte di questi residui vengono trasformati in mangimi per animali, compost o ammendanti per il terreno. Ultimamente sta crescendo l'interesse per l'uso possibile di sottoprodotti agro- alimentari o delle eccedenze di produzione: carta, plastica e derivati, carburanti, energia termica si possono ottenere anche dalle frutta o dalle coltivazioni. I benifici sono: da un lato si evita l'accumulo d'ingenti quantità di rifiuti e la costruzione di nuove discariche, dall'altro, nell'ottica filosofia del "non sprecare nulla" si evita l' utilizzo di materie prime a disponibilità sempre più limitata.

Dal mais si ricava la plastica non inquinante del futuro.

Piatti, posate, bicchieri, cannucce, vaschette e pellicole per alimenti, vasetti per yogurt, bastoncini per le orecchie, imballi, palloni e involucri per carta igienica, accessori di cancelleria: derivano dal mais.

L'amido di mais, mescolato con l'olio vegetale, frumento, patate e cellulosa, produce una plastica naturale, la Bioplastica. Mantiene le stesse proprietà del Polietilene, con il vantaggio di essere biodegradabile e non inquinante. Un sacchetto di plastica impiega un secolo per degradarsi, mentre la bioplastica si decompone come i rifiuti organici a contatto con l'aria o con l'umidità. E' possibile stabilire la durata del prodotto e il tempo di degradazione, secondo l'utilizzo della bioplastica. Se le posate si decompongono a contatto con i batteri della terra, gli imballi per scatoloni sono in materiale idrosolubile ed è sufficiente la pioggia per rimuoverli dall'ambiente. La massa dei rifiuti riduce con un abbattimento dei costi. E' facile il reperimento delle materie prime poichè il mais è un cereale della crescita veloce. Riduce il consumo di materie prime non rinnovabili ( petrolio). La bioplastica a sua volta può essere riciclata e trasformata in Humus tramite il compostaggio. Infine questa plastica naturale riduce tempi e costi nella lavorazione della terra. Si producono teli biodegradabili per la Paccimatura: questo significa che, terminato il raccolto, possono essere lasciati in loco e rivoltati con la fresatrice, affinché vengano naturalmente inglobati nel terreno stesso. Vale per i prodotti vivaistici, vasetti e legacci che si biodegradano nel suolo senza alcun impatto nocivo, con consistenti risparmi di smaltimento.